Nota SPI – FNP – UILP di Messina sul piano di zona del Distretto D26
Il piano di zona 2010/12 non soltanto lascia perplessi per le procedure approssimative adottate ma, ancor di più, per i contenuti. “Quando inizierà” si chiede il sindacato “la fine degli scialacquamenti”?
, 29/09/2009 (informazione.it - comunicati stampa) Il piano di zona 2010/12 non soltanto lascia perplessi per le procedure approssimative adottate ma, ancor di più, per i contenuti. “Quando inizierà” si chiede il sindacato “la fine degli scialacquamenti”?“E’ mai possibile che si continui a disperdere le poche risorse disponibili per tanti rivoli, proponendo cose utili ma non sempre necessarie, e si escludono dall’assistenza primaria migliaia di persone e di famiglie che versano in condizioni drammatiche?”
“Gli esempi negativi estremi – continua la nota del sindacato – sono l’abbandono di non autosufficienti, disabili, anziani soli da un lato e la crociera nel mediterraneo dall’altro”.
Nel merito. Il piano di zona presenta una “relazione sociale” con un’analisi delle dinamiche demografiche carente: basta dire che i dati relativi ai nuclei monocomposti ( ad esempio persone con più di 70-75 anni) o le persone non autosufficienti, diversamente abili, invalidi totali, sono latitanti.
Di conseguenza poi, nelle 15 “azioni” proposte, c’è di tutto e per tutti: progetti destinati a pochi utenti; progetti destinati a pochi e non a tutti i comuni; progetti da realizzare in alcuni quartieri. Persino un megaprogetto di centro di accoglienza distrettuale diurna a S.Filippo ( come ci arrivano i disabili?) con l’esclusione degli anziani ( perché sono troppi?). Tanti i precedenti progetti per i quali viene proposta la seconda e/o la terza annualità; peccato che sui controlli di efficienza e di qualità relativi agli anni precedenti nulla è dato sapere. Ma il problema ovviamente non è l’opportunità o meno di ciò che si propone ma piuttosto se sono state o meno previste e rispettate le priorità, cioè i bisogni essenziali.
In parole concrete: a tavola ci sono i dolci e i fiori ma manca il pane e l’acqua.
A fronte di migliaia e migliaia di non autosufficienti, di migliaia e migliaia di anziani che vivono soli, di migliaia e migliaia di invalidi totali e diversamente abili (nel prossimo mese sarà organizzata una conferenza nella quale saranno portati a conoscenza della città gli esiti di una approfondita ricerca che finalmente analizza tutti i dati relativi alla condizione degli anziani in provincia di Messina, sia per l’assistenza e sia per la sanità) non prevede che nessuno di essi debba restare escluso dall’assistenza domiciliare integrata e/o dalla semplice assistenza. Scaricare tutto il peso dei più sfortunati sulla famiglia ( di chi ce l’ha) e rendere così drammatica la condizione di vita di quel nucleo e/o abbandonarli a un destino tragico e/o alla generosità del volontariato e delle parrocchie, è inaccettabile cinismo o insignificanza politica.
Le risorse da utilizzare sono quelle provenienti dal Fondo Nazionale per le politiche sociali ( anni 2007-2009) pari a € 208.460.000 per l’intera Sicilia per un triennio (2010-2012) e quelle provenienti da fondi specifici ( esempio non autosufficienza: legge 296/2006 e legge 244/2007) e, ancor di più, di provenienza comunitaria (Fesr, Fse, Feasr, Fep) e risorse del bilancio regionale e degli enti locali ( aggiuntive alle quote di cofinanziamento).
Con gli stanziamenti programmati siamo in presenza di risorse veramente marginali ( 10 euro a cittadino) come emerge da un qualsiasi confronto ( l’Emilia Romagna ad esempio stanzia la stessa cifra – 200milioni di euro- per la sola non autosufficienza e per un solo anno) che, conseguentemente, dovrebbero essere spesi in maniera virtuosa.
Dovrebbero cioè essere impegnati anzitutto e soprattutto a favore dei diversamente abili, dei non autosufficienti e invalidi totali per favorire e sostenere la loro permanenza a casa, in famiglia, se possibile.
Ciò presuppone però l’assistenza domiciliare integrata estesa a tutti coloro che la richiedono avendone i requisiti e non sulla base di un modesto finanziamento che perciò esclude i più.
A maggior ragione ciò vale per l’assistenza domiciliare semplice ( che però dovrebbe avere livelli qualitativi alti) che consentirebbe a migliaia di ultrasettantenni soli di non restare abbandonati sino a quando non ci scappa il morto ipocritamente sconosciuto. Il piano di zona del Distretto D26 – che arriva con quattro mesi di ritardo e senza che si sia tenuto conto del (pochissimo) dibattito che c’è stato in seno al gruppo piano e nei tavoli tematici o di ciò che da anni viene proposto dalle associazioni più sensibili ai problemi sociali – che ha accontentato (ovviamente) tutti i sindaci che lo hanno approvato all’unanimità, contiene anche , finalmente, qualche elemento positivo, ad esempio la “carta dei servizi” (strumento essenziale per dare informazioni e a rendere trasparenti ed effettivamente fruibili i servizi) purché arrivi in ogni famiglia.
Ufficio Stampa
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