In libreria per Giunti Editore il saggio Fare memoria. Perché conserviamo il nostro patrimonio culturale di Henri-Pierre Jeudy

La conservazione del patrimonio culturale si fa carico dei ricordi e ci libera dalle responsabilità imposte alla memoria. La sovrabbondanza dei luoghi di memoria offre una reale garanzia contro l’oblio. Ma questo dovere di memoria che incombe su di noi innesca un senso di colpa alimentato dalla necessità morale della commemorazione. Non siamo più liberi di dimenticare, l’oblio è considerato un crimine.
Milano, (informazione.it - comunicati stampa - arte e cultura) In questo saggio, pubblicato da Giunti nella collana Scienze Umane curata da Alberto Oliverio, Henri-Pierre Jeudy cerca di offrire risposte a interrogativi quali: contemplarci nello specchio del nostro passato è un destino inesorabile? Il dovere della memoria si può eludere? La conservazione del nostro patrimonio culturale nasce dal bisogno di prepararci a situazioni post-catastrofiche?

L’analisi dell’autore parte dalla costatazione che oggi proliferano i luoghi della memoria, che si cerca di far rivivere il passato e che gli studi etnologici rivalutano il primitivo di società lontane nel tempo e nello spazio.

Conservare gli oggetti del passato, tutelare le rovine come frammenti di tempo immobile e sottratti a ogni divenire, trasmettere la memoria di eventi lontani è diventata, per Henri-Pierre Jeudy, l’ossessione con cui le società di oggi cercano di scongiurare la minaccia che incombe sull’uomo: l’ingranaggio patrimoniale mette in scena le rovine e sopperisce alla perdita del senso di continuità della vita umana.

Vecchie fabbriche dismesse, musei di utensili rurali, riproduzioni fedeli di luoghi e oggetti d’arte, eco-musei per i turisti, esposizioni di oggetti di società primitive, monumenti e musei commemorativi di catastrofi come Hiroshima o il terremoto di Kobe in Giappone, fedeli riproduzioni di grotte preistoriche sono più che una difesa collettiva delle nostre identità e uno specchio del nostro passato. Grazie alle nuove tecnologie della comunicazione, la logica patrimoniale si è trasformata in un formidabile strumento del processo di virtualizzazione delle nostre società.

L’autore
Henri-Pierre Jeudy, sociologo e scrittore, ha studiato le pratiche di conservazione della società e del suo patrimonio culturale. È autore di opere sulla paura, sulla rappresentazione del corpo nelle arti figurative, sulla funzione dei musei, sui rapporti tra intimo e privato nella vita quotidiana secondo il punto di vista dell’antropologia dell’implicito. Ha pubblicato, tra gli altri: Panico e catastrofe (Costa & Nolan 1999), Le corps et ses stéréotypes (Circé 2001), L’absence de l’intimité (Circé 2007), L’exposition des sentiments (Circé 2008) e, in collaborazione con Maria Claudia Galera, L’effet transculturel (l’Harmattan 2009).

Titolo Fare memoria Perché conserviamo il nostro patrimonio culturale
Autore Henri-Pierre Jeudy
Editore Giunti Editore
Collana Scienze Umane, diretta da Alberto Oliverio
Pagine 112
Prezzo 12,00 euro

Ufficio stampa: Silvia Ferrari, 0257547453, 3480807859, s.ferrari@giunti.it
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