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L’amore romantico che torna tra storia, leggenda e contemporaneità

Vincenza Fava ed Enrico Pietrangeli escono con un libro tutto dedicato all’amore e ai suoi risvolti, un testo che viaggia a due ruote, tra prosa e poesia, volendo così parafrasare la comune attività e passione da loro intrapresa per la poesia in bicicletta.
Roma, 11/08/2012 (informazione.it - comunicati stampa - arte e cultura) Vincenza Fava ed Enrico Pietrangeli escono con un libro tutto dedicato all’amore e ai suoi risvolti, un testo che viaggia a due ruote, tra prosa e poesia, volendo così parafrasare la comune attività e passione da loro intrapresa per la poesia in bicicletta. All’esergo-invettiva che ricorre tanto in apertura quanto in chiusura, epigrafe latina rinvenuta su un muro di Pompei, così come presentata dall’autrice, s’interpone un mantra sugli elementi in rigenerazione della stessa materia, ove corpo e pensiero si modellano riprendendo forma nel contorno di acqua e terra generato dal fuoco e trasportato dall’aria, così come lo introduce l’autore. È questa una silloge che include un’ampia campionatura di generi letterari, ricca di ibridazioni e cultura mediatico-telematica in un complessivo clima d’enfasi shakespeariana. Si viaggia tra un lirismo che lambisce diverse punte storiche, a partire da un topos del medioevo romantico, ovvero quello di Tristano e Isotta di cui, non a caso, ricorre una citazione della lettura wagneriana. Con Soldato di Cristo, fuoriesce tutto l’ardore e il grottesco di un’armata Brancaleone, l’ironia e il paradosso della sorte devoluto in esoterica conoscenza del sé, miseria e ricchezza, conoscenza e perdizione attanagliano il “monaco e guerriero”. Il Graal, in una simile atmosfera, non può che restare sullo sfondo di un mito che deve restare invalicabile. Si respira una fitta bruma tra la foresta del verso, con tanto di mura tutt’intorno erette oltre la spessa coltre, dove il peccato è l’amore sensuale, scandaloso e smisurato così come lo era quello dell’epistolario di Abelardo ed Eloisa, un amore che vedeva infine riunire i loro corpi in un’unica tomba, sorte che, nella sezione de l’Allontanamento, viene altresì configurata: “Dell’infinito nostro amore / sognato ho la tomba / ove nulla fosse perso / e l’insieme custodito. / Lascito dell’essenza, / nella tomba scorgo, / scapola su scapola, / femore su femore, / tibia su tibia, / l’ossa nostre risposte / tutte insieme confuse”.
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