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La Grotta di San Giovanni d'Antro a Pulfero (UD - FVG - ITALIA): un complesso di meraviglia unica

http://www.comune.pulfero.ud.it/portale/cms/
Cs Comune di Pulfero (UD - FVG). Grotta di San Giovanni d’Antro: uno scrigno d’arte e storia che parla d’Oriente Pronta la guida turistica in 4 lingue sull’enigmatico sito, ancora tutto da capire Il sindaco Domenis: “intendiamo rilanciare il sito a livello internazionale”. Presentazione sabato 24 marzo prossimo, alle 16
Pulfero (UD - Friuli Venezia Giulia), 13/03/2012 (informazione.it - comunicati stampa - turismo) Una storia antichissima, che si perde nei millenni, tanti enigmi ancora da risolvere e un intreccio tra arte, natura e ambiente tra i più affascinanti e complessi del Friuli. Sono le caratteristiche che contraddistinguono la Grotta di San Giorvanni d’Antro, un gioiello incastonato sul versante destro della valle del fiume Natisone, a 348 metri sul livello del mare, nel territorio del comune di Pulfero, a pochi passi dalla Slovenia. Un complessi che ospita due cappelle, un altare barocco e un lungo percorso speleologico nella montagna.

Sulle vicende della Grotta e sui suoi misteri, dalla “leggenda della regina” alle streghe d’acqua “krivapete”, il Municipio ha dedicato una guida che sarà presentata nella sala di ingresso della cavità sabato 24 marzo prossimo, alle 16. Il testo, realizzato grazie alla collaborazione dello storico delle Valli del Natisone, Giorgio Banchig, di Maria Banchig, Luciano Fasano e don Mario Qualizza, conta 47 pagine. È tascabile, a colori, illustrato, in carta patinata e con testo in 4 lingue: italiano, inglese, tedesco e sloveno.

La pubblicazione, che gode del patrocinio della Comunità montana Torre, Natisone e Collio, è stata realizzata anche grazie all’aiuto concreto di diversi sponsor locali, tra cui la Banca di Cividale, i ristoranti “All’Antica”, “Gastaldia d’Antro”, “Alla Trota”, “Al Vescovo”, all’azienda agricola di Silvia Floram e al laboratorio della Gubana Cedarmas. Con le foto di Mario Krivec e l’acquarello di Renato Paoluzzi, la guida è stata fortemente voluta dall’amministrazione municipale di Pulfero, guidata dal sindaco Piergiorgio Domenis.

Il primo cittadino intende, infatti, dare un nuovo e importante slancio alla promozione dello splendido complesso, facilmente raggiungibile non solo dal turista italiano ma anche da quello proveniente da Slovenia, Croazia, Austria e Germania. La Grotta, di proprietà demaniale e in parte della Chiesa locale, è affidata legalmente al Comune di Pulfero. Per le visite e la gestione è attiva poi un’associazione che porta il nome dell’antichissimo luogo.

Orari e info

Ben segnalata dalla strada statale 54 Cividale-valico di Stupizza, la Grotta si trova nel borgo di San Silvestro d’Antro e resta aperta, dal 15 marzo prossimo, sia il sabato, con orario 14.30-17, che la domenica, con orario 10-12/14.30-17. Per chi vuole visitare il sito fuori orario, o chiedere maggiori informazioni, si può chiamare il 338.9907440. Il costo d’ingresso, che è più un contributo per il mantenimento del complesso, è di soli 3 euro (2 euro per bambini, over 65 e gruppi). http://www.comune.pulfero.ud.it

La storia e i misteri

La storia della Grotta di San Giovanni d’Antro, millenaria, non è stata mai ben approfondita né mai alcuno, a eccezione dello studioso locale Giorgio Banchig ha cercato, negli anni, di indagare e capire alcuni aspetti veramente misteriosi, “da rompicapo” del sito.

Quale significato ha, ad esempio, l’incisione nella roccia (alla base della lunga scalinata di 86 gradini) che raffigura un reticolo che ricorda quello del gioco della tria? Presente, peraltro, anche sulla “tavola di pietra” di Biacis di Pulfero o “banca” attorno alla quale si amministrava la giustizia in loco in passato? Si riferisce forse alla presenza di qualche ordine cavalleresco?

E cosa simboleggiano i cerchi cigliati, “o soli”, affrescati in una delle due cappelle che si erigono all’ingresso della cavità? Chi ha realizzato l’affresco della cosiddetta “sindone”? E, ancora, a cosa rimandano e chi dipinse sulla roccia intonacata le stelle a sei punte (simbolo universale del fiore della vita e della Dea Madre)?

Quel che è certo è che la grotta, come dimostrano i resti dell’Ursus Splaeus conservati in una bacheca interna, all’inizio del percorso speleologico turistico, fu usata come riparo dall’uomo fin dalla preistoria. In tempi remoti vi si poteva accedere solo arrampicandosi, poi usando corde o scale di legno da ritirare all’occorrenza. Si ritiene che la cavità si stata sede di un culto pagano delle acque, riti antichissimi cui poi, in epoca paleocristiana, subentrarono cerimonie di altra religione, come dimostrano le consacrazioni della cappella a San Giovanni Battista e a San Giovanni Evangelista (santi che segnano di norma il passaggio da culto eretico a cattolico). Il misterioso “mortaio” circolare scavato nella roccia, nel percorso interno, rimanda forse a una vasca battesimale ariana.

Al tempo dei Romani, II secolo a.C., la grotta era considerata imprendibile, a guardia delle Valli, e faceva parte di una serie di fortificazioni ai confini della “Decima Regio, Venetia ed Histria”. Sarebbe stata pure sede di una fondazione monastica bizantina per opera dei monaci cividalesi, tra il 533 e il 568, prima dell’arrivo dei Longobardi. E fu proprio quest’ultimo popolo, poi, a realizzare la prima cappella, entrando a destra, rimasta intatta in più parti, ricordata come “Santa Maria Antiqua” (ne esistono meno di 5 in tutta l’Italia). Per realizzare i lavori, i longobardi si avvalsero di maestranze venute dall’Oriente.

A introdurre la festa della Purificazione nota in questo luogo, peraltro, furono con ogni probabilità monaci orientali, sirici o palestinesi, rifugiatisi in Occidente davanti alle invasioni arabe e alle lotte iconoclaste. Questi monaci, che i Papi inviarono ai Longobardi per convertirli al Cattolicesimo, portarono a seguito le lori venerate icone e le feste mariane diffuse nelle loro regioni. È possibile, quindi, che qualche monaco sia arrivato nella Grotta d’Antro portando con sé un’icona della Madonna. Ci sarebbe uno strettissimo legame, quindi con il Tempietto Longobardo di Cividale, e anche con lo stesso Santuario di Castelmonte, con cui il complesso incastonato nel borgo di San Silvestro di Pulfero dialoga da secoli otticamente (i due luoghi sacri di “guardano”).
Ulteriori Informazioni
Ufficio Stampa
Paola Treppo
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