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Dal 12 marzo Greg Hopkins, prima italiana alla Galleria Glance di Torino

La Galleria Glance di Torino presenta la prima personale dell'artista americano: Greg Hopkins dal titolo Distractions. Inaugurazione della mostra giovedì 12 marzo alle 18,30. Aperta al pubblico fino al 25 aprile 2009 da martedì a sabato dalle 15,30 alle 19,30 in altri giorni e orari su appuntamento
, 26/02/2009 (informazione.it - comunicati stampa - arte e cultura)

GALLERIA GLANCE
presenta
la prima personale europea di
GREG HOPKINS
Distractions

inaugurazione della mostra giovedì 12 marzo alle 18,30
aperta al pubblico fino al 25 aprile 2009
da martedì a sabato dalle 15,30 alle 19,30
in altri giorni e orari su appuntamento

La Galleria Glance, dopo il successo della personale di Angela Dufresne, apre i suoi spazi ad un altro artista americano: Greg Hopkins (nato nel 1977, vive e lavora a New York), promettente pittore in ascesa nella Grande Mela, chiamato per la prima volta ad esporre nel nostro Paese.

Con questa mostra Nadia Stepanova - nata a Mosca, si è formata e ha mosso i primi passi nel mondo dell’arte tra Roma e Venezia, ha seguito gli insegnamenti della gallerista Bruna Aickelin della storica galleria veneziana Il Capricorno iniziando a frequentare per lunghi periodi New York e venendo a contatto con le migliori gallerie - festeggia il terzo anniversario della sua galleria torinese. Tre anni di ricerche nel panorama della pittura contemporanea americana, con uno sguardo (glance) che si rivolge all’arte con gli occhi, ma che pian piano arriva fino al cuore. Davvero molte opere contenute nel catalogo-bibbia Greater New York sono state appese alle pareti della Glance: dai rimandi cinematografici della Dufresne ai dissacranti ricami di Kent Henricksen, ai collage di carta della coreana Min Kim. Hanno riscosso notevole successo anche i dipinti di Scott Grodesky e i lavori, tra gli altri, di Caroline Walker, Jocelyn Hobbie e Ezra Johnson: autori talvolta nuovi per il pubblico torinese, ma in grande ascesa a New York e dintorni.

E il 12 marzo arriva per la prima volta in Europa l’artista di Brooklyn Greg Hopkins che, attraverso le sue creazioni basate sul testo, gioca sul bisogno umano di comprendere e decodificare un linguaggio. L’artista impiega un metodo lento, bizzarro, complesso e originalissimo per creare le sue opere realizzate in acrilico su tela; i suoi lavori richiedono, come ammette lo stesso artista, “molto tempo e molto amore”. A prima vista si tratta di decorazioni floreali segnate da reminescenze stilistiche, dal grottesco rinascimentale al vittoriano fino al decò, ma anche da interventi di dripping, che richiamano l’espressionismo astratto e da lettering da street art. Tutti questi elementi sono frutto di una lenta stratificazione: l’artista copre la tela con un primo strato di colore che poi maschera completamente con scotch di carta. Dopo avervi disegnato i primi motivi e le prime parole, Hopkins ritaglia le zone su cui vuole applicare un secondo livello di pittura. Una volta asciutto, toglie il nastro rimanente e ricopre di nuovo l’intera superficie con lo scotch. Su questa seconda copertura disegna a inchiostro nuove parole o fiori, per inciderli nuovamente lasciandone l’impronta in negativo. A una terza mano di colore, ne segue un’altra di scotch su cui vengono disegnate nuove decorazioni. Segue un ultimo livello di nastro adesivo e di pittura, prima che il nastro rimanente sia rimosso per dar luce all’opera finale che spesso è una scoperta anche per l’artista. Un metodo particolare e minuzioso, ma la caratteristica principale di Hopkins sta nell’affiancare un testo all’opera pittorica forzando lo spettatore ad analizzare il messaggio letterale, considerare la narrazione visiva distogliendo l’attenzione dal colore e dall’attenta manipolazione della vernice. Una pittura straordinariamente decorativa in armonia con un linguaggio volto a distrarre l’attenzione dalla bellezza dell’immagine.

“Gli elementi nascosti – afferma infatti Greg Hopkins – evitano che il mio lavoro sia troppo semplicisticamente interpretato”. La curiosità di conoscere il significato ultimo di queste opere porta lo spettatore a comportarsi come un traduttore dapprima del linguaggio umano e solo in seguito di quello decorativo. “Il mio lavoro rimane decorativo – dice l’artista – voglio che sia letto in termini di linguaggio pittorico piuttosto che sia letto e basta”. Una filosofia artistica molto simile a quella di alcuni celebri pittori americani degli anni ’50 come Adolph Gottlieb, Bradley Walzer Tomlin e Mark Tobey.

Alla prima italiana di Greg Hopkins seguirà (tra aprile e maggio) la mostra dei diari visivi di Danica Phelps, un altro interessante debutto proposto dalla Galleria Glance.

Galleria Glance
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