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Asia - Union Investment
I mercati azionari asiatici nel mese di agosto hanno dovuto fare i conti prevalentemente con consistenti perdite dei corsi. Il fatto che il mese si sia rivelato debole non deve sorprendere perché in coincidenza con le vacanze si assiste storicamente alla tendenza di una diminuzione dei volumi degli scambi commerciali.
milano, 05/09/2008 (informazione.it - comunicati stampa) Perdite dei corsi

I mercati azionari asiatici nel mese di agosto hanno dovuto fare i conti prevalentemente con consistenti perdite dei corsi. Il fatto che il mese si sia rivelato debole non deve sorprendere perché in coincidenza con le vacanze si assiste storicamente alla tendenza di una diminuzione dei volumi degli scambi commerciali. Questa volta, però, a quest’aspetto generale si è aggiunto il deterioramento progressivo della fiducia nell’andamento dei Mercati Emergenti. Le oscillazioni del prezzo del petrolio hanno continuato a pesare anche sulle Borse asiatiche e nel confronto su base mensile alla fine l’indice MSCI (ex Japan), indicativo per i mercati dell’Estremo Oriente, ha chiuso con una perdita di ben il 7 per cento.

A guidare la classifica dei perdenti la Borsa azionari cinese che non è riuscita a incassare nessuno dei benefici previste dall’atteso boom delle Olimpiadi. Sotto una forte pressione a vendere sono finiti soprattutto i titoli ad alta capitalizzazione e in particolare le società petrolifere e le aziende di raffinazione tra cui Sinopec, Petro China e CNOOC. Ma anche il settore delle telecomunicazioni, che ha un grosso peso all’interno delle Borse cinesi, ha sofferto a seguito dei deludenti risultati trimestrali pubblicati dalle maggiori società della telefonia mobile. Gli interventi attuati e previsti dal governo cinese non sono finora riusciti ad aiutare a risollevare l’attuale situazione. E difficilmente ci riusciranno in un futuro prossimo. Molto dipenderà anche da come evolverà il mercato del credito.

Anche la Borsa sud-coreana ha registrato pesanti ribassi continuando a perdere ogni possibile attrattiva. Le voci che stanno circolando insistentemente sul mercato parlano anche qui di una forte prossima crisi del mercato immobiliare e anche qui, come in Cina, gli investitori hanno abbandonato i titoli più forti. Ne hanno fatto le spese soprattutto i comparti della produzione navale e dell’acciaio che sono stati sottoposti a una fortissima pressione a vendere. Così come il settore dell’High Tech che, malgrado i buoni risultati, ha a sua volta sofferto. Nella lista dei titoli da vendere gli investitori hanno incluso anche altri Paesi del Sud Est asiatico, tra cui Malesia e Indonesia, dove sono stati soprattutto i grandi esportatori di materie prime del settore agrario a registrare forti perdite. Tra questi in prima linea gli esportatori di olio di palma che sono finiti sotto forte pressione.

Tutto considerato, al momento attuale, ci sembra consigliabile mantenere un’attenta posizione di neutralità rispetto alle Borse azionarie dell’Estremo Oriente. Per quanto in verità il quadro macroeconomico generale sia rimasto invariato, le previsioni sull’andamento del PIL nella regione si fanno sempre meno rosee e gli investitori devono aspettarsi un periodo che finirà per far registrare una crescita sempre più debole. Sarà soprattutto il prezzo del petrolio ancora elevato malgrado le correzioni dell’ultimo periodo, accompagnato da una crescente pressione inflazionistica e all’aumento dei tassi d’interesse, a rivelarsi pericoloso per l’andamento delle economie nazionali asiatiche. Gli investimenti potrebbero poi subire un restringimento che colpisce ormai tutti i cosiddetti Paesi Emergenti. A lungo termine però l’Asia rappresenta ancora un mercato con buone possibilità di rinascita.
Riferimenti

ogami ogami
ogami
via bronzino 9
20133 milano (Milano) Italia
ogami@ogami.it
02 2663256
http://www.unioninvestment.com
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