Utente: Anonimo

Mostra fotografica di Mario Donero

Associazione Altidona Belvedere con il patrocinio della Fondazione della Cassa di Risparmio di Fermo, del Comune di Altidona e della Provincia di Fermo.
Bologna, 01/07/2010 (informazione.it - comunicati stampa - arte e cultura)

Associazione Altidona Belvedere

Con il patrocinio
della Fondazione della Cassa di Risparmio di Fermo,
del Comune di Altidona
e della Provincia di Fermo

dal 18 luglio al 20 agosto 2010
Centro storico di Altidona (Fermo)

“Senza confine”
Mostra fotografica di
Mario Dondero

ingresso gratuito
orari apertura: tutti i giorni dalle 18 alle 23
info altidonabelvedere@aruba.it - 348 9135734

L’Associazione Altidona Belvedere (con il patrocinio del Comune di Altidona Provincia di Fermo e della Fondazione Cassa Risparmio di Fermo), da alcuni anni realizza esposizioni dedicate al fotoreportage, ospitando tra gli altri grandi fotoreporter come Uliano Lucas, Letizia Battaglia, Tano D’Amico, Francesco Cito, Romano Cagnoni. Protagonista della mostra di quest’anno è Mario Dondero, leggenda vivente del fotogiornalismo, autentico poeta del reportage.

La mostra – allestita in un edificio dentro le mura castellane di Altidona, borgo in collina, a pochi chilometri dal mare, in provincia di Fermo - resterà aperta dal 18 luglio al 23 agosto ed è divisa in due sezioni, nelle quali saranno esposte ottanta foto selezionate tra la vasta produzione di Mario Dondero.
Foto note e inedite riguardanti reportage realizzati in varie parti del mondo, ritratti di artisti, scatti che ripropongono momenti del Sessantotto in varie città d’Europa, volti di gente comune…. La mostra è l’occasione per cogliere le diverse sollecitazioni che hanno scandito il percorso di Dondero, in cinquant’anni di viaggi, impegno civile e sociale, di incontri con donne e uomini straordinari: un ottantaduenne dalla grande vitalità e vivacità intellettuale, oltre che uomo di grande cultura. “L’intellettuale dell’immagine” è stato recentemente definito sul National geographic. “Il suo sguardo riordina il visibile attraverso l’esperienza. Ed è proprio attraverso un’esperienza continua nel quotidiano, assieme alla sua grande capacità affabulatoria che Dondero trova la sua necessaria forma poetica … È l’essenzialità, l’umiltà dell’incontro: la sua grandezza è questa. Per questo Dondero è un instancabile agitatore di umanità” scrive di lui Stefano Tassinari su Letteraria (Edizioni Alegre) rivista semestrale di letteratura sociale a cui collabora lo stesso Dondero.

Dondero ha ritratto i più grandi protagonisti del cinema e del teatro italiani del novecento, e figure di rilevanza internazionale, da Beckett a Ionesco, da Sartre a Foucault, Althusser, Francis Bacon, Jeshar Kemal per non citarne che alcuni.Nel 1959, davanti alla sede delle Editions de Minuit immortala tutti assieme Claude Simon, Claude Mauriac, Jérôme Lindon, Robert Pinget, Nathalie Sarraute e Claude Ollier, scrittori che appartennero a quella che in seguito fu chiamata la corrente del nouveau roman. Senza quella fotografia, affermò Alain Robbe-Grillet, non ci sarebbe stato il nouveau roman.

Mario Dondero, di origini genovesi, nasce a Milano il 6 maggio 1928. Appena sedicenne è staffetta partigiana della brigata "Cesare Battisti", in Val d'Ossola. Troppo pigro per assecondare il suo talento di scrittore e nonostante Enzo Biagi lo assuma giovanissimo a "Milano sera", nell'immediato dopoguerra inizia la sua attività di fotografo collaborando con l'"Avanti" , "L'Unità" e, successivamente, con la rivista "Le Ore". Legato al cosiddetto gruppo dei "Giamaicani" (i frequentatori del bar Giamaica) Milan Alfa Castaldi, Camilla Cederna, Luciano Bianciardi, Giulia Niccolai, Carlo Bavagnoli, Ugo Mulas, Uliano Lucas nel 1955 si sposta a Parigi dove collabora con "L'Espresso", "L'Illustrazione Italiana", "Le Monde", "Le Nouvel Observateur". Frequenta e ritrae scrittori e intellettuali francesi (Roland Topor, Claude Mauriac, Daniel Pennac, Jeshar Kemal). Tra le sue foto più celebri, quella del gruppo degli scrittori del Nouveau roman scattata a Parigi nell'ottobre del 1959 davanti alla sede delle Editions de Minuit (Nathalie Serraute, Samuel Beckett, Alain Robbe-Grillet, Claude Mauriac, Claude Simon, Jerome Lindon, Robert Pinget, Claude Ollier). Il suo interesse per l'Africa si è manifestato attraverso la collaborazione alle riviste Jeune Afrique, Afrique-Asie, Demain l'Afrique.
Sulle orme di colui che considera un maestro insuperato, Robert Capa, e del grande documentarista Joris Ivens, di cui diverrà amico, la sua attenzione si rivolge immediatamente alla fotografia 'engagée': guerre, conflitti sociali e politici, avvenimenti internazionali sono infatti catturati e in più di un caso immortalati dal suo obiettivo, basti pensare al celebre scatto che per primo ritrae il crollo del Muro di Berlino. Grande interesse peraltro ha sempre mantenuto, in Italia e all'estero, per il lavoro degli artisti e degli scrittori, di cui si è trovato ad essere un complice compagno di strada. Tre sono gli epicentri del suo sguardo: Parigi, dove si è trasferito nel '54 e dove ha intrattenuto rapporti col meglio della cultura progressista e gauchiste; Milano, dove il suo sodalizio coi fotografi Carlo Bavagnoli, Alfa Castaldi e Ugo Mulas, unitamente a tanti altri intellettuali assidui del bar "Giamaica" nel quartiere di Brera, è rappresentato una volta per sempre nelle pagine centrali del romanzo "La vita agra" di Luciano Bianciardi; Roma infine, dove ha trascorso la più parte degli anni sessanta, ritrovando quasi ogni giorno alla semplice mensa di "Cesaretto", in via della Croce, Pier Paolo Pasolini, Alberto Moravia, Laura Betti, Goffredo Parise. Fermo è da molti anni la città dove risiede tra un viaggio e l’altro.
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