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Emetofobia: chi non sa stia zitto
Le risposte ai quesiti lasciamole ai pochi esperti
TRIESTE, 05/09/2008 (informazione.it - comunicati stampa) L’emetofobia è una particolare psicopatologia che provoca in chi ne soffre paura e repulsione nei confronti del vomito. Il soggetto ematofobico è tormentato dall'idea di vomitare e da quella di vedere altri farlo. L’ansia di essere colti da nausea improvvisa fa sì che vengano evitati spostamenti con i mezzi di trasporto, che si giunga ad un'analisi meticolosa del cibo (con conseguenti ossessioni per l'igiene alimentare e compulsioni alla pulizia della cucina e dei luoghi dove esso si consuma).
In quasi la totalità dei casi, subentra la complicanza data dal rifiuto di assumere medicinali al bisogno perché molti farmaci presentano proprio il vomito tra le controindicazioni. Quasi sempre gli emetofobici finiscono col chiudersi in sé stessi: riducono al minimo i contatti con chiunque a loro avviso possa essere causa di “contagio” e va da sé che i rapporti privati e lavorativi diventano ben presto problematici.
L’esordio emetofobico avviene in età pre-adolescenziale o adolescenziale. Ad essere colpiti sono sia maschi che femmine, ma per le donne vi è una problematica in più: in età adulta, seppur desiderose di diventare madri, rifiutano la gravidanza perché l'orrore per la nausea, che insorge normalmente nel primo trimestre, supera la volontà di avere un figlio.
Il dramma dell’emetofobia sta anche nel fatto che si tratta di una patologia nota a pochi. In Italia, gli esperti in grado di trattare il problema, non si contano neppure sulle dita di una mano. Il più noto tra loro è lo psicologo Emanuel Mian, secondo il quale il trattamento dell'emetofobia si basa su tecniche cognitivo-comportamentali quali l'esposizione graduale "in vivo", il ri-etichettamento delle sensazioni somatiche, il rilassamento e la respirazione addominale frazionata e la ristrutturazione cognitiva delle assunzioni disfunzionali. Tecniche ben precise, che non lasciano spazio al “fai da te”. In genere il trattamento non è inferiore ai 6 mesi e deve necessariamente rispettare un rigido protocollo.
Ciò che desta perplessità, è che navigando su internet si incappa facilmente in siti di persone che si arrogano il diritto di trattare il problema dell’emetofobia, tutto tranne che in modo scientifico. Persone che, per loro stessa ammissione, affermano: “questo non è un sito a sfondo medico”, oppure, “questo sito nasce per dare la possibilità alle persone che soffrono di emetofobia di parlare tra loro e di portare le proprie esperienze per aiutare sé stessi e gli altri”. Questo genere di siti, purtroppo, vengono messi in evidenza prima di quelli che realmente danno informazioni ed aiuti frutto di anni di ricerca clinica.
Ora, è fuor di dubbio, che esiste la libertà di espressione e che chiunque oggigiorno può permettersi di scrivere ciò che gli pare: esiste però un limite. Il limite dato dal buon senso di non pretendere, solo perché si è stati o si è ancora malati, di sapere tutto. Ben vengano i confronti tra emetofobici, ma le risposte ai quesiti lasciamole ai pochissimi esperti e soprattutto, non portiamo via loro lo spazio utile appropriandosi della registrazione di domini internet che al loro interno comprendono il termine emetofobia. A tutto c’è un limite, per l’appunto.
Cinzia Lacalamita
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Riferimenti
Cinzia Lacalamita
Body-Image Via San Francesco 6 34100 TRIESTE (Trieste) Italia
cinzia.lacalamita@body-image.it
3341647871
http://www.emetofobia.info
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