Paolo Ferrari (commediografo)
Figlio di un ufficiale, si laurea in giurisprudenza nell’Università di Modena, il giovane Ferrari, di idee liberali, inizia ben presto sia l’attività di patriota e cospiratore, sia la carriera di autore di teatro, in cui ottiene notevole successo con commedie brillanti di stile goldoniano, fra cui "Goldoni e le sue sedici commedie nuove" (1851), giudicata da Luigi Capuana “la più bella commedia scritta in italiano nella prima metà del secolo che corre”, "La satira e Parini" (1853) e, in dialetto modenese, "La medseina d’onna ragaza amalèda" (1859), poi tradotta e rappresentata anche in italiano. Da Modena, dove era segretario dell’Università e docente di storia nel Liceo cittadino, si trasferisce nel 1861 all’Accademia scientifico-letteraria di Milano, presso cui è professore di storia moderna e poi di letteratura ed estetica, ricoprendo anche la carica di preside fra il 1875 e il 1877. Nel capoluogo lombardo è per breve periodo consigliere comunale, intrattiene fertili rapporti con intellettuali e politici del tempo, come Pietro Cossa, Felice Cavallotti e Giuseppe Giacosa, e, con la produzione letteraria, passa al teatro borghese a tesi, moralistico, con opere come "Il duello" (1868), "Il ridicolo" (1872) e "Il suicidio" (1875), che sono accolte favorevolmente dal pubblico, ma che gli valgono, nel corso degli anni, crescenti critiche. I suoi manoscritti sono conservati nel Museo del Teatro alla Scala, accanto al quale si trova la piazza a lui intitolata. Fu sposato con Ersilia Branchini e padre di sette figli. È sepolto a Modena.
(fonte: Wikipedia)