Rabbula

Rabbula nacque, in data sconosciuta, a Qinnasrin (o Chalcis), città nella vicinanze di Aleppo e sede episcopale. Era figlio di padre sacerdote pagano e di madre fervente cristiana; rimase pagano fino al matrimonio. Si avvicinò al cristianesimo in seguito a colloqui con Eusebio vescovo di Qinnasrin e con Acacio vescovo di Aleppo. Si disse che alla decisione di chiedere il battesimo contribuisse anche un evento allora ritenuto miracoloso.
Subito dopo la sua conversione al cristianesimo si diede all’osservanza dei ‘consigli evangelici’ praticando una rigida ascesi, vendette tutti i suoi averi distribuendoli ai poveri, si separò dalla consenziente moglie, e visse prima come monaco e poi come eremita in zone desertiche. Alla morte (411) di Diogene, vescovo di Edessa, accettò di divenire il suo successore.
In questo ministero egli si distinse per la vita morigerata e ascetica, per la frequenza con cui effettuò la visita pastorale alle quasi 200 comunità cristiane della sua diocesi, per le iniziative di assistenza a poveri e bisognosi, per l'energia con cui fece rifiorire tra il clero e i monaci affidati alla sua cura la disciplina e l'osservanza dei canoni conciliari, e soprattutto per lo zelo con cui si impegnò a far scomparire le tracce, sempre più avvolgenti, di nestorianesimo e altre dottrine giudicate eretiche. (fonte: Wikipedia)
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