Omicidio Vannini: per la Cassazione Ciontoli "spietato" nascose l'accaduto

Omicidio Vannini: per la Cassazione Ciontoli spietato nascose l'accaduto
AGI - Agenzia Italia INTERNO

È quanto scrive la Cassazione nelle motivazioni della sentenza chiusasi il 3 maggio scorso con la condanna a 14 anni di carcere, per omicidio volontario con dolo eventuale, per Ciontoli, e quella dei figli (Federico e Martina) e della moglie a 9 anni e 4 mesi per concorso anomalo in omicidio volontario.

Ma Antonio Ciontoli, l'uomo che fece fuoco, e il resto della famiglia (i due figli e la moglie Maria Pezzillo), presente in casa, non fecero nulla per allertare i soccorsi. (AGI - Agenzia Italia)

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Per i giudici, inoltre, Ciontoli «omise prima, e per un tempo apprezzabile, di chiamare i soccorsi. Si adoperò per “cancellare le tracce di sangue, a lavare il bagno, spostando dal luogo del ferimento Vannini, nonché a rivestirlo con indumenti non suoi» (Open)

La sentenza d’Appello confermava quanto emesso in sentenza dal Tribunale di Lamezia Terme in primo grado a febbraio 2018. Secondo la difesa, Menniti «ancorché sindaco e come tale datore di lavoro non era affatto a conoscenza dell’ordine di servizio affisso nella casa comunale, il quale elencava le attività lavorative da svolgere con conseguenti nomi dei lavoratori adibiti alle stesse, firmato dall’allora Responsabile dell’ufficio dei servizi del Personale, il signor Giuseppe Mastroianni. (Corriere della Calabria)

Condannati anche la moglie e i due figli a 9 anni e 4 mesi per concorso anomalo in omicidio volontario. Ma la gravità della situazione era sotto gli occhi dei Ciontoli: Vannini invocava aiuto e si lamentava del dolore, " in modo talmente forte che le sue urla erano state distintamente avvertite dai vicini di casa e registrate nelle conversazioni telefoniche con gli operatori del 118 " (ilGiornale.it)

Marco Vannini, 'Antonio Ciontoli spietato'/ Cassazione, le motivazioni della condanna

Per loro tutta la famiglia Ciontoli la sera tra il 17 e il 18 maggio 2015 era consapevole “della presenza del proiettile ancora nel corpo di Vannini” “Ciontoli era ben consapevole di aver colpito Marco Vannini con un’arma da fuoco e della distanza minima dalla quale il colpo era stato esploso”, scrivono i giudici. (LE IENE)

Lo dice l’assessore alla Sicurezza, Polizia locale e Immigrazione di Regione Lombardia, Riccardo De Corato, commentando la sentenza del Consiglio di Stato sul capannone che fungeva da moschea a Cantù (Como). (MI-LORENTEGGIO.COM.)

I giudici della Suprema Corte parlano di uno «stato di soggezione» dei familiari che si desume da diverse circostanze Marco Vannini poteva essere salvato, ma Antonio Ciontoli e il resto della famiglia presente in casa non fecero nulla per allertare i soccorsi. (Il Sussidiario.net)

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