JBS afferma di aver pagato $ 11 milioni di riscatto per un attacco hacker alle operazioni statunitensi | Tecnica

Giornale Siracusa ECONOMIA

JBS ha dichiarato in una dichiarazione che la decisione di pagare il riscatto è stata presa dopo aver consultato esperti di sicurezza digitale.

un JBS è stato l’obiettivo di un attacco di hacker nelle sue unità negli Stati Uniti, Canada e Australia, che è stato temporaneamente chiuso.

L’invasione è sotto inchiesta dalla scorsa settimana da parte dell’FBI (polizia federale degli Stati Uniti).

“È stata una decisione difficile per la nostra azienda e per me personalmente”, ha affermato Andre Nogueira, CEO di JBS USA. (Giornale Siracusa)

La notizia riportata su altri media

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L'azienda ha immediatamente informato l'FBI e ha proceduto a mettere offline parte dei sistemi dell'azienda, per rallentare l'avanzata degli hacker. Il pagamento è stato effettuato dopo che la maggior parte degli impianti è ritornata in funzione, ha aggiunto Nogueira. (Ticinonline)

“È stata una decisione molto difficile da prendere per la nostra società e per me personalmente”, ha detto Andre Nogueira, ceo di Jbs Usa. Jbs precisa che la maggior parte delle sue strutture erano operative nel momento in cui ha effettuato il pagamento. (Cronachedi.it - Il quotidiano online di informazione indipendente)

Usa: Jbs ha pagato riscatto 11 milioni ad hacker russi

Negli Stati Uniti l'intenzione è quella di prendere molto sul serio attacchi di questo tipo, equiparandoli a quelli di matrice terrorista: è la volontà manifestata dal Dipartimento della Giustizia a stelle e strisce Nei giorni scorsi, la divisione statunitense di JBS ha pagato un riscatto da 11 milioni di dollari ai cybercriminali che hanno colpito la sua infrastruttura informatica attraverso un attacco ransomware. (Punto Informatico)

È quello che ha ammesso di aver pagato Jbs, impresa brasiliana numero uno al mondo nella lavorazione delle carni. Gli attacchi ransomware operano cifrando i file della «preda» e chiedono il pagamento di un riscatto per poter riavere accesso ai file criptati. (Il Sole 24 ORE)

In precedenza la società che gestisce Colonial Pipeline, il più grande oleodotto Usa, aveva pagato 4,4 milioni di dollari ad un'altra banda di pirati russi ma l'Fbi aveva recuperato oltre metà della somma Lo ha reso noto al Wall Street Journal il chief executive della filiale, Andre Nogueira. (La Nuova Sardegna)

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