'Ragioni nazionali per non sconvolgere il potere di Cosa nostra'

'Ragioni nazionali per non sconvolgere il potere di Cosa nostra'
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Un superiore interesse spingeva ad essere alleati del proprio nemico per contrastare un nemico ancora più pericoloso”.

– La Corte d’assise d’appello di Palermo ha depositato le motivazioni della sentenza con la quale il 23 settembre scorso ha definito il processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia.

“V’erano dunque indicibili ragioni di ‘interesse nazionale’ a non sconvolgere gli equilibri di potere interni a Cosa nostra che sancivano l’egemonia di Provenzano e della sua strategia dell’invisibilità o della sommersione – spiegano – almeno fino a che fosse stata questa la linea imposta a tutta l’organizzazione. (lasiciliaweb | Notizie di Sicilia)

La notizia riportata su altri giornali

E le motivazioni della condanna di Dell'Utri in realtà infierivano soprattutto su di lui. Non c'è nessuna prova, si legge nelle motivazioni, che la proposta mafiosa sia mai pervenuta a Berlusconi quando arrivò a Palazzo Chigi. (ilGiornale.it)

"Mi piace ricordare le parole del presidente Mattarella: 'O si sta contro la mafia o si è complici dei mafiosi, non ci sono alternative' Stato-mafia, l'ex pm Di Matteo: "Inaccettabile scendere a patti con i boss. (La Repubblica)

di Giovanni Bianconi. Le motivazioni dell’assoluzione di Dell’Utri e degli ex vertici Ros: «Preservata la libertà di Provenzano». Ragionamento forse complesso, ma sufficiente chiaro: la trattativa avviata con Ciancimino «non costituisce reato» perché l’intenzione non era di rafforzare la minaccia mafiosa allo Stato, bensì di evitare altre stragi. (Corriere della Sera)

Stato mafia, la trattativa non fu reato

«E' assai più probabile, incrociando le varie fonti di datazione degli avvenimenti in oggetto, che Riina sia stato edotto dell’iniziativa dei carabinieri del R.O.S. Secondo i gudici i carabinieri avrebbero voluto «favorire la latitanza di Provenzano in modo soft». (La Sicilia)

TRATTATIVA: I DUBBI, LE DOMANDE E I BUCHI DELL’UTRI, MANGANO E BERLUSCONI. Sul giornale di domani il nostro Marco Lillo si occuperà di questa parte della storia sulla quale la giustizia non ha ancora fatto luce. (Il Fatto Quotidiano)

Né c'è la prova che l'ex senatore trasferì le intimidazioni di Bagarella a Berlusconi Il piano «improvvido» di Mori puntava a favorire l'ala non stragista di Cosa nostra, ma non ci fu minaccia al corpo politico. (Il Manifesto)

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