Una App come infiltrata speciale. E l'Fbi fa la retata dei superboss

Una App come infiltrata speciale. E l'Fbi fa la retata dei superboss
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QUOTIDIANO NAZIONALE ESTERI

Gli esperti informatici dei federali Usa elaborarono così la app AN0M – attraverso la copertura di un’azienda di facciata – e utilizzarono i loro infiltrati per diffonderla e promuoverla tra i criminali.

Il premier australiano Scott Morrison ha parlato di "un colpo pesante al crimine organizzato che avrà eco in tutto il mondo"

I primi cinquanta dispositivi, in una sorta di ‘beta test’, furono consegnati alle gang di narcotrafficanti australiane. (QUOTIDIANO NAZIONALE)

La notizia riportata su altri media

L’app ANoM si trova installata su cellulari privi di ogni altra funzionalità scambiati sul mercato nero. La polizia neozelandese ha definito l’operazione come “la più sofisticata al mondo contro la criminalità organizzata condotta fino a oggi“. (Periodico Daily - Notizie)

Lo ha reso noto oggi la polizia federale australiana. «Un criminale doveva conoscere un altro criminale per ottenere questo materiale», ha spiegato la polizia australiana. (Corriere del Ticino)

I telefonini, che si compravano al mercato nero, avevano una sola funzione nascosta dietro un calcolatore: quella di mandare messaggi cifrati e fotografie. porta a 800 arresti con un “app” nascosto. (La Voce di New York)

"ANoM": beffati centinaia di criminali con l'app dell'Fbi

L’app è stata utilizzata da bande criminali organizzate di tutto il mondo per pianificare esecuzioni, traffico di droga e riciclaggio di denaro sporco. L’Europol ha annunciato in conferenza stampa i risultati di quest’operazione che è stata soprannominata Trojan Shield sui giornali di tutto il mondo, Ironside in Australia. (Computer Magazine)

«È stata una delle operazioni più estese e sofisticate mai portate a termine fino a ora nella lotta contro le attività criminali criptate», ha commentato il vicedirettore delle operazioni di Europol, Jean-Philippe Lecouffe. (Leggo.it)

Dapprima i “federali” recuperano 2,3 milioni di dollari in criptovaluta parte del riscatto di 4,4 milioni pagato agli hacker russi che avevano preso “in ostaggio” Colonial Pipeline, il principale oleodotto americano. (La Stampa)

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