Microsoft chiude LinkedIn in Cina a causa della censura: “Troppo difficile operare”

Microsoft chiude LinkedIn in Cina a causa della censura: “Troppo difficile operare”
Il Fatto Quotidiano ESTERI

Shroff l’ha definito come “una nuova piattaforma di lavoro indipendente per la Cina che verrà lanciata entro fine anno”

La Cina dice un clamoroso addio a LinkedIn.

“La nostra decisione di lanciare una versione locale di LinkedIn era stata guidata dalla nostra missione di connettere i professionisti di tutto il mondo per renderli più produttivi e di successo.

Che ha aggiunto: “La nuova strategia locale prevede di concentrarci sull’aiutare i professionisti con sede in Cina a trovare lavoro in Cina e le aziende cinesi a trovare candidati di qualità”. (Il Fatto Quotidiano)

Ne parlano anche altri media

Pago le notizie perché non siano pagate da altri per me che cerco di capire il mondo attraverso opinioni autorevoli e informazioni complete e il più possibile obiettive. La carta stampata è un patrimonio democratico che va difeso e preservato (La Stampa)

Da qui la volontà di concentrarsi su quello che viene maggiormente richiesto nel Paese Al suo posto arriverà InJobs. Microsoft ha detto basta. (Sky Tg24 )

Chiude la versione cinese di LinkedIn. APPROFONDIMENTI L'INIZIATIVA LinkedIn presenta l’edizione 2021 della classifica Top Startups. SOCIAL TikTok, rimossi 81 mln video per violazione sulle politiche. (Il Mattino)

Microsoft ha chiuso LinkedIn in Cina

E a farne le spese è LinkedIn, il social network pensato per mettere in contatto i professionisti di tutto il mondo, l'ultima piattaforma americana ad operare, più o meno liberamente, nel Paese asiatico. (La Repubblica)

“Siamo nel contempo confrontati in Cina con un ambiente operativo molto più difficile e con esigenze di conformità accresciute”, aggiunge il blog. Sorveglianza. Le decisioni di LinkedIn in Cina sono state strettamente sorvegliate. (Key4biz.it)

La mossa è maturata dopo che il servizio di proprietà di Microsoft è stato costretto a bloccare i profili di giornalisti e attivisti per i diritti umani in Cina a causa dei contenuti postati e ritenuti «proibiti». (Ticinonline)

Facebook Twitter Pinterest Linkedin Tumblr