Mafia, il boss comandava dal carcere «Qui nessuno si pente, come a Corleone»

Mafia, il boss comandava dal carcere «Qui nessuno si pente, come a Corleone»
La Sicilia La Sicilia (Interno)

Alle vittime era imposto di pagare il pizzo o di acquistare forniture di carne da una macelleria di Finale di Pollina gestita da Giuseppe Scialabba, braccio destro di Giuseppe Farinella.

Le indagini hanno consentito di evidenziare il ruolo ricoperto da Giuseppe Farinella, figlio di Domenico Farinella, boss di cosa nostra all’epoca detenuto a Voghera (Pv) in regime di alta sicurezza che continuava a comandare dal carcere.

Su altre fonti

Farinella è un cognome che da diverse generazioni vuole dire mafia in provincia di Palermo. E subito aveva ripreso il controllo del suo clan, nel paese di San Mauro Castelverde, il cuore della provincia di Palermo, fra le Madonie, i Nebrodi e il mare. (La Repubblica)

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Grazie all'attivita' di indagine e alla fondamentale collaborazione degli imprenditori vessati, sono state infatti ricostruite 11 vicende estorsive (5 consumate e 6 tentate). ndici fermi nell'operazione "Alastra": colpiti i vertici del mandamento mafioso di San Mauro Castelverde (AGI - Agenzia Italia)

Leggi anche. Colpo al clan Farinella, il boss: “Qua nessuno si pente, San Mauro come Corleone”. Operazione antimafia a San Mauro Castelverde: ecco i nomi degli indagati. . Tag: Alle vittime era imposto di pagare il pizzo o di acquistare forniture di carne da una macelleria di Finale di Pollina gestita da Giuseppe Scialabba, braccio destro di Giuseppe Farinella. (ilSicilia.it)

Preziosissime, in questo senso, sono state le testimonianze delle vittime che, ribellandosi al sistema criminale, hanno trovato il coraggio di denunciare di iniziativa e di collaborare con i carabinieri. (Rai News)

Al fine di eludere eventuali misure cautelari, infatti, Giuseppe Farinella e Giuseppe Scialabba «avevano fatto risultare terze persone quali titolari rispettivamente di un centro scommesse di Palermo e una sanitaria di Finale di Pollina, sottoposti a sequestro, del valore di 1.000.000 di euro». (Leggo.it)

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