Rossi: "Alla Honda non mi sentivo un pilota top, per questo me ne andai"

Corriere dello Sport.it SALUTE

l passaggio dalla Honda alla Yamaha di Valentino Rossi nel 2004 è stato uno dei numerosi crocevia nella carriera del nove volte campione del mondo.

Una rivoluzione nel mondo del motomondiale di allora, che ebbe come conseguenza quello di spostare l'attenzione più sul pilota che sulle scuderie

Il commento di Doohan. L'analisi di Valentino Rossi raccoglie il plauso di Mick Doohan, che con la Honda di mondiali ne ha vinti cinque consecutivi, dal 1994 al 1998 . (Corriere dello Sport.it)

Se ne è parlato anche su altri giornali

Valentino lo ha fatto nel corso della lunga intervista rilasciata a Graham Bensinger per la sua trasmissione In Depth With Graham Bensinger, dove ha spiegato: "Quando corri c'è prima di tutto la paura di sbagliare, poi la paura di partire male, di sbagliare alla prima curva, di cadere. (MOW)

Rossi, in uno speciale realizzato dalla MotoGp, ha detto: “La Honda era la moto da battere. Non c’è solo Rossi a puntare il dito – come fece fin dall’inizio – sulla politica sportiva della Honda di allora. (Metropolitan Magazine )

In quell'occasione, il Dottore si era reso protagonista di una splendida rimonta nella seconda parte della stagione, presentandosi all'ultima gara con soli otto punti di distacco da Nicky Hayden, salvo poi cadere e consegnare il titolo nelle mani dello statunitense. (Tuttosport)

Tra le scelte più importanti nella carriera del pesarese c’è senza dubbio quella di passare dalla Honda alla Yamaha al termine del campionato 2003. LEGGI ANCHE – Valentino Rossi, futuro deciso ma c’è chi lo corteggia ancora. (AutoMotoriNews)

Alla fine, però, ci fu l'accordo a Donington Park e Rossi fu costretto a entrare nel box col cappuccio per non farsi riconoscere e vedere la moto”. Fu Masao Furusawa a convincere la dirigenza Yamaha, spiegando loro che era indispensabile avere un pilota top per puntare al mondiale”. (InSella.it)

Da sempre il Dottore è stato soprannominato “animale da gara” per il suo preservarsi nelle prove ed esplodere poi al momento decisivo “Nel nostro sport il migliore è quello che va al limite ma non lo supera e questa linea va molto bene“. (AutoMotoriNews)

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