Omicron, il nuovo studio sui rischi della variante: «Rischio ricovero e morte più basso del 91% di Delta»

Open SALUTE

Il team di ricercatori ha raccolto i dati di 52.297 persone infettate con la variante Omicron e 16.982 con Delta.

La variante Omicron provoca meno rischi di ricovero e morte rispetto alla mutazione Delta.

L’analisi ha registrato il ricovero di 235 pazienti con variante Omicron (0,5%) e 222 (1,3%) con variante Delta.

Sul fronte dei decessi lo studio in pre-print ha registrato 1 morto nei pazienti Omicron e 14 in quelli Delta. (Open)

Se ne è parlato anche su altre testate

E’ questa la prima ricostruzione degli inizi della diffusione della variante Omicron in Africa, pubblicata sulla rivista Nature dal gruppo di Tulio de Oliveira, che lavora fra gli Stati Uniti, nel dipartimento di Salute Globale dell’Università di Washington a Seattle, e il Sudafrica, nella struttura per il sequenziamento genetico dell’Università di KwaZulu-Natal a Durban. (Popular Science)

11 GEN - “Ci sono prove coerenti che Omicron abbia un sostanziale vantaggio di trasmissibilità rispetto a Delta” ma nello stesso tempo i dati ad oggi disponibili “evidenziano un rischio minore di ospedalizzazione” Oms ribadisce: “Molto più infettiva ma provoca meno ospedalizzazioni. (Quotidiano Sanità)

L'allarme arriva dall'Oms: 15 milioni di casi in 7 giorni, «mai così tanti». «La variante Omicron è pericolosa soprattutto per i non vaccinati». (Il Gazzettino)

Nessun caso di Omicron ha richiesto ventilazione meccanica rispetto a 11 casi di Delta”. A cura di Valeria Aiello. Attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti su Covid 19 ATTIVA GLI AGGIORNAMENTI. (Fanpage.it)

Negli ultimi due giorni sono stati complessivamente 41.500 (19 mila lunedì, 22.500 ieri) le prime dosi somministrate agli over 50 I DATI Omicron, terapie intensive salgono al 18%: tasso sale in 11. Omicron, Bassetti: «Fuori dalla pandemia in primavera. (ilmessaggero.it)

Sono stati ricoverati 235 pazienti con variante Omicron (0,5%) e 222 (1,3%) con variante Delta Un’ulteriore conferma arriva da uno studio coordinato da ricercatori dell’University of California di Berkeley e pubblicato in pre-print su medRxiv. (L'HuffPost)

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