Le insufficienze di Berlusconi giocano a favore di Draghi al Quirinale

Le insufficienze di Berlusconi giocano a favore di Draghi al Quirinale
La Repubblica INTERNO

Ma forse non è proprio così pensano dalle parti di palazzo Chigi, dove si fa largo un prudente ottimismo.

Il centrodestra lo prega di sciogliere la riserva.

All'apparenza è il giorno di Silvio Berlusconi.

Non si è mai visto uno schieramento chiedere al proprio candidato alla presidenza della Repubblica di esibire i numeri necessari all'elezione

È un vincolo.

(La Repubblica)

Ne parlano anche altri media

È da quest’ultimo che bisogna partire per provare a capire cosa sta succedendo in questi giorni. Letta si è esposto su Berlusconi, trincerandosi dietro la necessità del "nome condiviso", Conte deve prima capire fino a che punto controlla i suoi Grandi Elettori. (Fanpage.it)

Eh si, alla fine Berlusconi ha deciso di fare il Berlusconi nonostante l’occasione concretissima di rappresentare finalmente una figura unificante per tutto il Paese in nome di una destra davvero liberale, davvero europea, davvero responsabile. (L'HuffPost)

Un pareggio subito in rimonta, quello del Manchester United contro l’Aston Villa. Dopo essere arrivata sul 2-0, la squadra di Ralf Rangnick si è fatta riprendere sul 2-2, vanificando il vantaggio. (Calcio In Pillole)

Sette mosse per il Colle (togliendo dal tavolo il candidato Berlusconi)

Secondariamente, evita che al sommo Colle vada, non dico un uomo scelto dal centrodestra, ma lo stesso Draghi, il quale, al contrario di Mattarella, non viene dalle file di nessun partito e per di più non è tipo influenzabile o attento agli equilibrismi politici Dimensioni testo Piccolo. (Nicola Porro)

se ne uscì quasi perorando un governo dei militari qualora i partiti non avessero dato a Mario Draghi l'appoggio necessario. DETERIORAMENTO. Sicuramente anche al Presidente sarà parso che Sorgi ancora una volta l'ha sparata grossa (LiberoQuotidiano.it)

Una personalità con la quale Draghi, confermato alla guida del governo, possa stabilire un rapporto di fiducia e di leale collaborazione. Da ultimo: perché non confidare che, una tantum, dai partiti possa sortire uno scatto di creatività e di responsabilità collettiva dal quale tutti trarrebbero beneficio anziché il solito, generale discredito? (L'HuffPost)

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