L’invasione a Roma delle specie aliene: dalle tartarughe azzannatrici ai pappagalli sud-americani.

La capitale è un rifugio delle specie alloctoni provenienti da ogni parte del mondo. In Italia risultano più di 3.000 le specie portate volutamente dall'uomo in natura e il 15% di queste sono invasive.
Roma, (informazione.it - comunicati stampa - società)

Roma si dimostra un luogo idilliaco dove diverse specie di animali “stranieri” si stanziano e godono della città stanziandosi nei diversi parchi. Date appunto le diverse aree verdi presenti nella capitale, Roma risulta un’area ideale per gli animali provenienti da altre aree geografiche. 

Tra i primi fenomeni risultano le tartarughe d’acqua americane, le stesse che venivano vendute ai luna park per 100 lire, adesso superano le decine di migliaia. Tra queste esiste una specie, quella azzannatrice americana, con un morso potente data la mandibola a becco. 

Invece se osserviamo i cieli romani, non può sfuggire la presenza invadente dei pappagalli e dei gabbiani. Ma se quest’ultimi sono presenti a Roma da sempre, i pappagalli sono un fenomeno molto più recente.
I vedi “pappagalli di Roma” sono individuabili nella specie parrocchetto, che a sua volta si divide in parrocchetto dal collare, proveniente dall’Asia, e parrocchetto monaco, proveniente dall’America Latina. 

Come le tartarughe, anche i parrocchetti sono stati portati volutamente dall’uomo e non hanno migrato nella nostra terra. 

La presenza di queste specie pare essere principalmente nei parchi della Capitale: Villa Borghese, Villa Ada e Villa Pamphili, ma il luogo dove i parrocchetti monaco hanno avuto il loro primo insediamento è il Parco della Caffarella. 

In quest’ultimo periodo è nato un movimento di persone, detto Spostamento Pappagalli Roma, che si sta occupando della questione dei parrocchetto monaco proprio del Parco della Caffarella con l’intenzione di far spostare 74 specie a Monti Tiburtini.
L’opinione dei romani è abbastanza divergente: da un lato molti sono rimasti particolarmente colpiti da come questi uccelli hanno colorato i cieli romani, dall’altro si è molto preoccupati delle conseguenze che potrebbero portare sulla biodiversità. Viene da chiedersi da quale parte schierarsi: abbandonarsi alle suggestione coloristiche o rimediare ai problemi ambientali?

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