La difesa della vita, tra cure palliative neonatali e comfort care

È uno dei temi affrontati alla prima edizione del Festival per la Vita, in programma venerdì 16 e sabato 17 febbraio alla Gran Guardia. Tra il relatori, il prof. Noia: esperto di terapia fetale intrauterina e cure palliative prenatali del Policlinico Gemelli di Roma
Verona, (informazione.it - comunicati stampa - società) Dalle cure palliative neonatali alla comfort care per difendere e salvaguardare la preziosità della vita, in particolare nel neonato fragile. Sono alcuni dei temi affrontati nella prima edizione del Festival per la Vita che si svolge venerdì 16 e sabato 17 febbraio (dalle ore 18) all’Auditorium di Palazzo della Gran Guardia.
L’evento, inserito tra gli appuntamenti della 40a Giornata nazionale per la Vita, è promosso dall’Associazione ProVita Onlus e dal Comitato “Difendiamo i Nostri Figli” di Verona con il patrocinio della Regione Veneto, del Comune e della Provincia di Verona con il supporto e la collaborazione di numerose associazioni ed enti locali.
«Parlare del feto come paziente significa far capire che esiste una scienza che può dare risposta a molte problematiche di tipo malformativo o ad anomalie congenite del bambino. Ciò è possibile innanzitutto attraverso le terapie palliative prenatali, che interessano il bimbo finché ancora in utero e si attuano seguendo indicazioni precise», anticipa il prof. Giuseppe Noia, esperto di terapia fetale intrauterina e cure palliative prenatali durante la gestazione, tra i relatori delle due giornate di Festival.
A differenza che nell’adulto, evidenzia il ginecologo, «in ambito prenatale le cure palliative sono finalizzate da una parte a evitare il dolore, dall’altra a far in modo che esso non abbia conseguenze sullo sviluppo neurologico del nascituro». Un campo in cui il team del Policlinico Gemelli, dove il professor Noia è primario dell’Hospice perinatale e del Centro per le cure palliative prenatali, ha ottenuto riscontri molto positivi: «Nella nostra esperienza ormai trentennale, attuando la palliazione analgesica e clinica, le sopravvivenze sono passate dal 12 al 71%. La cura palliativa prenatale, di per sé non terapeutica, nella gravidanza si è tramutata in una terapia con 51 bambini guariti in questa maniera che adesso sono in braccio alle loro mamme».
Quando non c’è possibilità di cura e le cure palliative non sortiscono effetti, per i piccoli pazienti ritenuti incompatibili con la vita extrauterina l’alternativa è nella comfort care: le cure compassionevoli per dar dignità all’esistenza umana fino all’ultimo istante. «Il neonato è messo in una stanza con genitori e parenti e raggiunge il cielo con la dignità dovuta a ogni essere umano». Da qui la nascita della cultura dell’hospice perinatale: «Luogo medico – spiega – che non è solo un insieme di tecniche e proposte palliative e terapeutiche pre e post neonatali, ma una modalità relazionale dove la medicina condivisa prevede un team di specialisti che affiancano la famiglia per offrire le migliori possibilità di assistenza. Ciò combatte la cultura dello scarto e permette a mamme e famiglie di non perdere la speranza».

Il programma del Festival

Il Festival per la Vita (a ingresso libero) si propone come vetrina in cui dar voce a varie testimonianze sia professionali che personali.
Venerdì 16 febbraio viene anticipata rispetto al programma iniziale la partecipazione dell’Assessore regionale all’istruzione, formazione e lavoro Elena Donazzan in merito alla sepoltura dei feti abortiti. Primo relatore del pomeriggio è il dott. Antonio Oriente: medico chirurgo specialista in ginecologia che ha rinunciato alla pratica dell'aborto ed è oggi testimone del movimento prolife in Italia. Altre significative esperienze si ampliano fuori dai confini nazionali: in Francia con il pediatra Xavier Dor, altra icona prolife, quindi in Austria con il dott. Bernard Gappmaier che è presidente europeo dei medici cattolici.
È il prof. Giuseppe Noia, ginecologo e primario presso il Policlinico Gemelli di Roma, a presentare realtà innovative che realizzano con successo interventi intrauterini su feti con sopravvivenza a rischio e di hospice che accompagnano il bimbo nelle ultime fasi della sua esistenza. Dalla pratica in corsia si passa ai racconti personali: di chi è nata sopravvivendo al tentativo di aborto salino alla trentesima settimana di gestazione (nel caso specifico Gianna Jessen, attivista americana prolife), e di chi – come donna – l’ha praticato.

Ad introdurre l’incontro di sabato 17 febbraio sono il sindaco di Verona, Federico Sboarina, e al vicesindaco, Lorenzo Fontana, con intervento da parte di quest’ultimo sul tema specifico delle politiche demografiche. Ad esprimersi sulle questione delle politiche aziendali possibili e di successo a sostegno della vita nascente è Roberto Brazzale: avvocato, imprenditore e padre di tre figli di Zanè nel Vicentino.
A livello associativo e federativo è in programma il confronto con altre esperienze internazionali di promozione e tutela della natalità con la Deputata del Parlamento russo, on. Inga Yumasheva, responsabile per la vita, la famiglia e i bambini presso la Duma. Ad affiancare nella seconda sessione il prof. Noia è il ginecologo Alessandro Cecchi, primario del centro diagnosi prenatale di Loreto che da oltre venticinque anni si occupa della diagnosi di malattie fetali. A chiudere la serata è infine il prof. Massimo Gandolfini, neurochirurgo e psichiatra nonché presidente del Comitato “Difendiamo i Nostri Figli”.
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