Glutine non dichiarato, ministero della Salute segnala richiamo Burro Budget, Bur-Bon, Cattel, Latteria, Valis e Nonna Tita di Gra-Com

Il prodotto è commercializzato, sia il nome del produttore è Gra-Com srl, con sede dello stabilimento in via Emilia Est 90/A a Castelfranco Emilia (MO)
lecce, (informazione.it - comunicati stampa - salute e benessere)

Arriva il 20 luglio l’ultimo richiamo alimentare multiplo, da parte del ministero della Salute, il Burro Budget, Bur-Bon, Cattel, Latteria, Valis e Nonna Tita di Gra-Com a causa di un rischio allergeni. nche in questo caso, come per il richiamo del Burro Granarolo, la data di pubblicazione delle allerte sul sito e la data effettiva dei controlli presente sugli avvisi di richiamo coincide: è quella del 19 luglio 2021.In tutti i casi coinvolti nel richiamo, la denominazione di vendita del prodotto è Burro, mentre il marchio di identificazione dello stabilimento o del produttore è IT 08 53 CE. Invece, sia il nome o ragione sociale dell’OSA a nome del quale il prodotto è commercializzato, sia il nome del produttore è Gra-Com srl, con sede dello stabilimento in via Emilia Est 90/A a Castelfranco Emilia (MO).Nello specifico i lotti di produzione e i marchi del burro interessati dal richiamo sono:

Burro Budget: numeri di lotto 040921 e 160921, con data di scadenza o termine minimo di conservazione del 4 settembre 2021 e 16 settembre 2021. L’unità di vendita è rappresentata dal panetto di burro da 250 grammi

Burro Bur-Bon: numeri di lotto 090921 e 160921, con data di scadenza o termine minimo di conservazione del 9 settembre 2021 e 16 settembre 2021. L’unità di vendita è rappresentata dal panetto di burro da 1000 grammi

Burro a marchio generico: numeri di lotto 280821 e 040921, con data di scadenza o termine minimo di conservazione del 28 agosto 2021 e 4 settembre 2021. L’unità di vendita è rappresentata dal panetto di burro da 250 grammi

Burro Cattel: numero di lotto 280821, con data di scadenza o termine minimo di conservazione del 28 agosto 2021. L’unità di vendita è rappresenta dal panetto di burro da 250 grammi

Burro Latteria: numeri di lotto 090921, 160921 e 131021, con data di scadenza o termine minimo di conservazione del 9 settembre 2021, 16 settembre 2021 e 13 ottobre 2021. L’unità di vendita è rappresentata dai panetti di burro da 250 grammi e da 1000 grammi

Burro Nonna Tita: numeri di lotto 280821 e 040921, con data di scadenza o termine minimo di conservazione del 28 agosto 2021 e 4 settembre 2021. L’unità di vendita è rappresentata dal panetto di burro da 250 grammi

Burro Valis: numero di lotto 040921, con data di scadenza o termine minimo di conservazione del 4 settembre 2021. L’unità di vendita è rappresenta dal panetto di burro da 250 grammi

In tutti questi casi il motivo del richiamo è un rischio allergeni, cioè la presenza dell’allergene glutine. Anche in questo caso nelle avvertenze delle etichette non è scritto nulla. Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” raccomanda, quindi, ai consumatori di prestare la massima attenzione e di non consumare il prodotto in caso di celiachia o sensibilità al glutine. Qualora il prodotto fosse già stato comprato si suggerisce, se possibile, di restituirlo presso il punto vendita in cui è avvenuto l’acquisto.” invita tutti i celiaci che dovessero aver acquistato il prodotto nel lotto indicato a non consumarlo e a riconsegnarlo al punto vendita che provvederà al rimborso o alla sostituzione.

Lo “Sportello dei Diritti” inoltre evidenzia che secondo quanto stabilito da Regolamento Europeo, infatti, a partire dal 13 dicembre 2014, vige l’obbligo di indicare sull’etichetta in maniera chiara ed evidente anche attraverso accorgimenti grafici gli ingredienti che potrebbero provocare una serie di allergie. L’obbligo è valido sia per i prodotti alimentari confezionati, sia per quelli non preconfezionati, preparati all’interno di attività come mense e ristoranti. In caso di mancato rispetto delle norme, è possibile andare incontro a specifiche sanzioni per la violazione delle disposizioni europee. In particolare, l’omessa indicazione degli allergeni prevede ad esempio l’applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria equivalente al pagamento di una somma che può variare dai 3.000 ai 24.000 euro.

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