Preti sposati, sacramento e riammissione nella Chiesa presto inderogabili nell'agenda del nuovo Papa

Ogni anno in Italia 40 preti lasciano. 800 richiedono la dispensa dal celibato in tutto il mondo. Dati allarmanti e crisi delle vocazioni danno attualità al tema della riammissione dei preti sposati nella Chiesa.
Roma, (informazione.it - comunicati stampa - varie) Sono sempre più giovani i preti che entrano in crisi. Questioni di cuore, s’intende, che fino a vent’anni fa lasciavano il segno su sacerdoti 50enni e che oggi inducono a lasciare il ministero (per il matrimonio) uomini sulla quarantina. Eccezioni a parte, se potessero, i presbiteri innamorati indosserebbero ancora la talare. In fondo l’amore per una donna e l’unione sacramentale con Dio non sono che due facce della stessa medaglia: quel bisogno di relazione che non fa difetto neanche ai preti. Il Papa è cauto sulla loro riammissione, ma, mentre il movimento dei sacerdoti sposati cresce in visibilità e organizzazione, la Chiesavaluta senza pregiudizi la possibilità di ordinare viri probati (uomini maturi di provata fede con moglie e figli adulti) in zone del pianeta dove la scarsità del clero pregiudica la celebrazione della messa.

Come riporta l’Annuario statistico vaticano, ogni anno in Italia una quarantina di preti abbandona il ministero su un totale di 32mila sacerdoti diocesani (erano 40mila nel 1981). Il più delle volte la rinuncia è conseguenza di una relazione con una donna, di per sé incompatibile con la vita clericale. Per la verità solo dal Concilio Lateranense II (1139) che ha blindato il celibato obbligatorio per i sacerdoti. Fanno eccezione quelli di rito orientale (in Italia il clero di Lungro e Piana degli albanesi). Un presbitero, che intenda lasciare il ministero, è tenuto a chiedere la dispensa alla Congregazione per il clero (800 le domande ogni anno da tutti i continenti). In media la pratica si sbriga in una decina di mesi e, qualora il responso sia positivo, il richiedente sarà libero di sposarsi in chiesa e ricevere legittimamente i sacramenti.

Certo, non potrà più dire messa, ma, visto che la Chiesa non può cancellare un sacramento (tale è l’ordine sacro), anche se sposato, il prete resta tale. Per sempre. Anche per questo la maggior parte dei sacerdoti innamorati rifiuta di regolarizzare la sua posizione (tratto da quotidiano.net) .

Il Movimento Internazionale dei Sacerdoti sposati (http://sacerdotisposati.altervista.org) richiede dal 2003 la riammissione al ministero dei sacerdoti che lo desiderano, oltre a un cammino di discernimento sul celibato facoltativo. Nell’Ottobre del 2018 in televisione su Rai Uno il fondatore don Giuseppe Serrone ha rilanciato l’appello al Papa Francesco. Da Bergoglio nessuna risposta. Nonostante nel 2016 fece scalpore il suo incontro a Roma con alcuni giovani preti sposati e le loro famiglie, a gennaio, sul volo di ritorno dalla Gmg di Panama, il Pontefice ha confidato di non voler cambiare la legge sul celibato. Anche la decisione di riammettere quei sacerdoti uxorati desiderosi di tornare in servizio non sarebbe troppo nelle sue corde. “Facciano i buoni laici”, avrebbe ‘risolto’ la questione durante un incontro riservato con i vescovi italiani.

Allora la speranza di cambiamento è posta nel nuovo Papa che potrebbe convocare anche un Concilio Vaticano III (ndr).
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