OSTEOPATI ADOE: RISCRIVERE IL NOSTRO RUOLO SANITARIO

Analizzate le motivazioni che hanno indotto presso la Conferenza Stato-Regioni il rigetto della Bozza di accordo sul profilo degli osteopati, si richiede di ripartire dalla legge 3/2018, art. 7 per riformulare un più adeguato profilo professionale in coerente continuità con l'iter legislativo per l'istituzione della professione.
Como, (informazione.it - comunicati stampa - politica e istituzioni)

In questi giorni è comprensibile la delusione degli osteopati dopo la battuta d'arresto dell'iter per il riconoscimento del loro profilo professionale.

La funzione tecnico-scientifica della nostra Associazione di osteopati che svolgano esclusivamente questa attività impone, tuttavia, l'analisi delle motivazioni e la conseguente propositività per superare l'attuale impasse.

In effetti, la bocciatura del testo proposto potrebbe non derivare, come supposto, da vecchie conflittualità con altre professioni. Al contrario, le osservazioni rese note descriverebbero precise lacune e ambiguità di quel documento, forse dovute a un' eccessiva richiesta di compromesso. Ovvero, alla rinuncia di coerenza rispetto agli elementi normativi nazionali e internazionali con conseguente confusione interpretativa. E tra questi riferimenti non pare superfluo ricordare i rapporti OMS in materia e la norma europea CEN 16686. Anche il confronto con la contestuale istituzione della Chiropratica appare tema assolutamente condivisibile.

In particolare, stando alle motivazioni riferite, riscontriamo che il testo proposto sarebbe riduttivo rispetto alle potenziali attività e competenze degli osteopati. Dall' analisi risulterebbero penalizzate tanto l'autonomia professionale quanto le attribuzioni del nuovo operatore. E non possiamo nasconderci che l'incoerenza dell'inquadramento e il pesante ridimensionamento delle competenze e della formazione scolastica si potrebbe tradurre nell'inefficacia terapeutica, nella scarsa sicurezza, nell'assenza di interdisciplinarietà sanitaria e di corrispondenza professionale con gli stessi ruoli all'estero.

Appare corretto, viceversa, chiarire nel dettaglio le attività esercitabili e le rispettive responsabilità cliniche degli osteopati. Tali più esplicite definizioni consentirebbero di superare anche l'ovvia assenza di riferimenti alle attività dette "osteopatiche" nei LEA del DPCM 2017. Nello specifico, abbiamo da tempo divulgato anche sotto forma di Corso accreditato ECM-FAD la descrizione completa delle attività e delle competenze europee degli osteopati allo scopo di ricercare in Italia una congruenza normativa con le legislazioni dei Paesi vicini, esplicitando in tal modo la nostra proposta (cfr: https://osteopatia-fad-ecm.it/wp-content/uploads/2020/01/Scheda_FAD-ECM-011.pdf).

Quindi, si tratta di superare oggi una temporanea frustrazione piuttosto che accogliere domani una regolamentazione frustrante per la professione. E, al riguardo, apparirebbe paradossale urlare alla discriminazione mentre si riscontra dalle Regioni un incentivo a migliorare il profilo professionale mediante più ampia definizione delle competenze culturali e cliniche rispetto a quanto predisposto con la prima bozza di accordo. L' Associazione Degli Osteopati Esclusivi ha formalizzato da tempo il proprio contributo sul tema del profilo e della formazione degli osteopati. Confidiamo che si possa ripartire da questa proposta per colmare il ritardo, cogliendo l'opportunità per conferire maggiore efficacia e dignità alla professione di Osteopata.

Luigi CIULLO - Presidente

Associazione tecnico-scientifica degli Osteopati Esclusivi

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