Intervista a Daniela Carelli: l'autrice ci racconta il suo ultimo libro Mosaico napoletano

Intervista a Daniela Carelli autrice del romanzo Mosaico napoletano (Segmenti Editore).
Francavilla al mare, (informazione.it - comunicati stampa - editoria e media) Intervistiamo Daniela Carelli, dopo il successo ottenuto al BookFestivalBar di Cernusco sul Naviglio dove ha presentato il suo nuovo romanzo Mosaico napoletano.

D. Grazie Daniela per la tua disponibilità, qualche giorno fa hai presentato per la prima volta Mosaico napoletano al pubblico del BookFestivalBar, in realtà è appena iniziato un vero e proprio tour che ti vedrà a Monza e poi a Napoli...
Il tuo romanzo è stato pubblicato da poche settimane, vorremmo quindi parlare con te di Mosaico napoletano e di Daniela Carelli scrittrice e lettrice.
Com’è nata l’idea che ha dato vita al libro?
R. Circa quattro anni fa, durante una telefonata Parigi-Milano con Jean Nöel Schifano.
Erano anni che non lo sentivo, dai tempi in cui, come direttore del Grenoble rappresentò il fulcro di un grande fermento culturale napoletano. Lo conoscevo perché mi invitò a dare un concerto all’auditorio dell’Istituto. Un’esperienza incancellabile.
Potere di Internet, e grazie ad Angelo Forgione, riuscii a ottenere la sua mail.
Il giorno dopo mi chiamò, mi fece i complimenti per la “bella lettera” che gli avevo inviato e mi chiese se avessi mai pensato di darmi alla scrittura. Timidamente gli confidai che a giorni sarebbe uscito il mio secondo romanzo “Vado a Napoli e poi... MUOIO!”.
Si congratulò e di punto in bianco disse:
“Il prossimo che scrivi dovresti intitolarlo: Mosaico napoletano.”
Il suggerimento mi colse di sorpresa, ma nei giorni a venire continuai a chiedermi di cosa avrebbe potuto parlare un libro così intitolato e, anche se mi sembrò folle, decisi che un episodio tanto insolito non poteva essere ignorato.
Ed eccoci qui.

D. Quanto tempo hai impiegato per la stesura?
R. Un paio d’anni circa. Purtroppo ho dovuto combattere un cancro al colon, e questo ha rallentato la stesura.
In questi giorni ho messo la parola fine al capitolo cancro e vedere anche il mio libro, finalmente, pubblicato, mi ripaga di tutto.

D. Quali sono i personaggi principali?
R. Giuseppe è il protagonista. Intorno a lui ruotano una serie di figure: la famiglia; Giacomo e Salvio i suoi amici di sempre, e le donne.

D. Come è strutturato il romanzo, qual è la sua originalità?
Ogni capitolo del libro è un ricordo. Ogni ricordo è legato a colori e sfumature fino ad arrivare al bianco, che è la somma di tutti i colori, e quindi la rivelazione finale.
Inoltre è un libro con una colonna sonora: Pino Daniele, nelle cui canzoni Giuseppe si identifica, così come è stato per molti che hanno vissuto quegli anni a Napoli.

D. Quando è ambientato il romanzo e perché proprio in quel periodo?
R. Il romanzo è ambientato prevalentemente nel periodo che va dagli anni ‘60 ai ‘90. E torna ai giorni nostri ogni volta che Giuseppe, ricordando, fa delle considerazioni.
Volevo descrivere la città in quegli anni e il sentimento che ci legava ad essa.

D. Quali sono i temi trattati?
R. Parla della crescita personale di Giuseppe che, per diventare adulto, come tutti noi, passa attraverso molte esperienze, felici e dolorose. Parla del suo rapporto con l’amicizia; del primo amore e di come si sviluppano nel tempo le sue relazioni con le donne.
Parla della famiglia che, nonostante dissidi e contraddizioni, resta sempre un porto sicuro.
Parla di Napoli, della sua storia in quegli anni, dei suoi miti e delle tragedie che hanno funestato questa città affascinante e problematica, che non smetterà mai di ispirare chi la ama.

D. Attraverso il romanzo hai descritto anche la vita dei giovani negli anni 80/90, le speranza, le illusioni, i progetti, la gioia di vivere, la voglia di cambiare. Come è cambiata la tua città? Com'è Napoli oggi? E come la vivono i giovani oggi?
R. Credo che i giovani napoletani, come tutti i giovani, risentano del progresso informatico che ha segnato, a mio parere, un regresso sociale.
I ragazzi di quei tempi sono cresciuti senza i computer e senza telefonini. I rapporti interpersonali erano reali e non virtuali. Si incontravano, si guardavano negli occhi quando parlavano, erano assetati di conoscenza. Cercavano di comprendere il mondo circostante.
Oggi, paradossalmente, con le nuove tecnologie abbiamo la possibilità di accedere a qualsiasi informazione. Per alcuni della mia età è il bengodi, ma sembra che per i ragazzi l’accesso immediato a qualsiasi informazione sia coinciso con la perdita della curiosità.
Il “tutto e subito” non sta poi funzionando così bene.

D. Raccontaci qualcosa di te e della tua passione per la scrittura...
R. La scrittura è un dono tardivo, ricevuto inaspettatamente.
Io amo i libri da sempre e non potrei vivere senza, ma non avrei mai immaginato di poterli anche scrivere.
In realtà è stato il mio inconscio che, nelle ore di dormiveglia, mi suggerì di raccontare una storia intitolata “Volevo fare la segretaria”, poiché da bambina era il mio gioco preferito, ma crescendo sono diventata una cantante, contrariamente a quanto accade di solito.
Era una storia buffa, una riflessione curiosa, mai fatta da sveglia. Alla fine ho ceduto ed è nato il mio primo romanzo (autobiografico), che è stato pubblicato grazie alle insistenze delle mie amiche che mi spinsero a trovare un editore. Cosa che avvenne con mia grande sorpresa. E oggi... eccoci qua.

D. Puoi raccontarci un aneddoto o qualcosa di particolare legato alla nascita di Mosaico napoletano e poi in generale alla tua scrittura?
R. Al liceo avevo un professore di letteratura ispirato; un uomo dalla cultura spropositata che mi ha fatto amare le lettere, più di quanto già non fosse. Era apprezzato da tutti noi studenti per il suo essere diretto, sprovvisto di filtri: se ti doveva fare un appunto, anche sgradevole, lo faceva senza indorare la pillola.
Un giorno lo incontrai a Napoli. Ci fermammo a chiacchierare e mi disse che aveva letto il mio primo romanzo. Immaginatevi il panico; ero preparata al peggio quando, a sorpresa... mi porse le sue scuse!
Alla mia espressione attonita rispose che si sentiva in colpa per non avere intuito il mio dono, per non avere incoraggiato il mio talento.
Una cosa simile mi è capitata con Mosaico napoletano: quando ho terminato di scriverlo, impiegai settimane per decidermi a farlo leggere a Schifano e, credetemi, ho dovuto dare fondo a tutto il mio coraggio per sottoporglielo, ma mi sembrava giusto e doveroso.
La sua risposta (che potete leggere in quarta di copertina) ha rappresentato uno dei momenti più emozionanti della mia vita.

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