Sistema sanitario nazionale post Covid-19: investire sulla ricerca e sulle persone per ripartire

A “I venerdì dello Studio BNC”, l’analisi di Simone Ghislandi (Università Bocconi): «Anni di sotto-finanziamento hanno esposto il sistema sanitario a conseguenze gravissime. Ora, torniamo a investire sulla ricerca e sulle persone».
Bergamo, (informazione.it - comunicati stampa - varie)

Medicina territoriale, informatizzazione, digitalizzazione, investimento sulla ricerca e sul personale qualificato. Da qui dovrà ripartire il sistema sanitario nazionale nel post pandemia. L’analisi arriva da Simone Ghislandi, professore associato di Economia Pubblica presso il Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università Bocconi e direttore del Master in Economics and Management of Government and International Organizations, protagonista oggi de “I venerdì dello Studio BNC”, appuntamento settimanale online (www.studiobnc.net/sito/) con personalità provenienti da diversi campi che si confrontano sulle nuove sfide del futuro, dalle tecnologie più avanzate alle politiche economiche.

Che l’Italia fosse arrivata largamente impreparata alla sfida pandemica non è una novità. Secondo il rapporto Health at a Glance 2020 dell’OCSE, infatti, il nostro Paese è fanalino di coda in Europa per la spesa sanitaria (pubblica e privata) pro-capite. A parità di potere d'acquisto, la spesa si è attestata nel 2019 a 2.473 euro (a fronte di una media Ocse di 2.572 euro) con un gap notevole rispetto ad alcuni Paesi di riferimento come Francia e Germania che, rispettivamente, segnano valori di spesa sanitaria pro-capite di 3.644 euro e 4.504 euro. Ora, con il PNRR che stanzia circa 20 miliardi di euro per la sanità, si aprono nuove opportunità. E questo, nonostante la cifra sia da molti ritenuta poco in linea rispetto ai tagli subiti dal comparto negli ultimi dieci anni (stimati da Fondazione Gimbe pari a circa 35 miliardi di euro).

«Anni di sotto-finanziamento hanno portato l’Italia a essere uno dei Paesi in Europa in cui si è investito di meno per sanità pubblica pro-capite, con conseguenze gravi. Si pensi che, dal 2010 al 2017, sono raddoppiati i cittadini che hanno rinunciato a curarsi per ragioni economiche. Non solo, il blocco del turnover ha fatto sì che la nostra classe medica sia per lo più anziana, dunque con maggiore difficoltà a relazionarsi con in nuovi sistemi digitali - ha dichiarato il prof. Simone Ghislandi. E ha aggiunto – Nonostante questo, il sistema ha retto. E ora deve prepararsi alla grande sfida della ripartenza. Utilizzare i fondi del PNRR per investire sulla ricerca, sull’informatizzazione dei dati, sulla medicina territoriale e sulla digitalizzazione è prioritario. Così come sarà altrettanto cruciale mettere al centro, davvero, la ricerca e investire sul personale sanitario».

Non solo, Ghislandi, con il Covid Crisis Lab di Università Bocconi, il Laboratorio di ricerca nato durante la pandemia per studiare gli impatti del virus sulla Sanità, sulla società, sull'economia, la finanza e le imprese e sul sistema legale, ha analizzato la variazione dell’aspettativa di vita a seguito dell’emergenza. Soprattutto in un territorio come quello bergamasco, che ha fortemente subito gli effetti della prima ondata della pandemia, l’aspettativa di vita si è ridotta quasi di 5 anni, per gli uomini. «Dal dopoguerra a oggi non avevamo mai visto una cosa simile. Tutto questo pone quindi nuove sfide sia al sistema sanitario che al sistema previdenziale» - ha concluso Ghislandi.

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