Carlo Quartucci

Sua madre Angela Quartucci (in arte Lina Maschietto) era attrice e suo padre, Antonio Manganaro , era capocomico di una compagnia teatrale siciliana. Negli anni '50 lo troviamo a Roma a studiare architettura, pittura e cinema, ma presto, seguendo il destino di famiglia, rivolgerà la sua attenzione al linguaggio teatrale. Nel 1959 esordisce (nella sua triplice veste di regista, scenografo e attore) in " Aspettando Godot " di Samuel Beckett , a cui seguiranno nel 1960 " C'era folla al castello " di Jean Tardieu , nel 1961 " Le sedie " di Ionesco e nel 1963 " Finale di partita " di Beckett. Nel 1962, insieme a Leo De Berardinis , Rino Sudano , Cosimo Cinieri , ed altri, fa parte dell'appena nata "Compagnia della Ripresa" esordiente al Teatro Goldoni di Roma con la rappresentazione di "Me e Me. Gli anni '60 e '70 vedranno Carlo Quartucci protagonista del teatro italiano, insieme a tanti altri, tra cui Carmelo Bene , Leo De Berardinis , Perla Peragallo Carlo Cecchi , Rino Sudano , Carla Tatò , che costituiranno di fatto un'alternativa o piuttosto una rottura rispetto al "teatro di regia critica" della generazione neorealista della "Resistenza" ( Luigi Squarzina , Giorgio Strehler , Vito Pandolfi , Luchino Visconti ...), traendo ispirazione prevalentemente dalle correnti e dai linguaggi che si rifacevano al surrealismo, al futurismo, al grottesco, e dagli autori che in qualche modo le rappresentavano, quali Bragaglia , Ettore Petrolini , Buster Keaton ... (fonte: Wikipedia)
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