Yona Friedman

Divenuto celebre fra la fine degli anni cinquanta e i primi sessanta , cioè nella cosiddetta età della megastruttura

Come ebreo Yona Friedman ha attraversato la II Guerra Mondiale sfuggendo ai rastrellamenti nazisti ed è vissuto per circa un decennio in Israele nella città di Haifa prima di trasferirsi stabilmente a Parigi nel 1957

Nel 1956, al X Congresso Internazionale di Architettura Moderna di Dubrovnick, il suo “Manifeste de l'architecture mobile” contribuì a mettere in discussione definitivamente le ardimentose volontà pianificatorie della progettazione architettonica e urbanistica. Proprio durante quel congresso, e grazie soprattutto ai giovani del Team 10 , si cominciò a parlare di “architettura mobile” nel senso di “mobilità dell'abitare”. Con l'esempio della Ville spatiale, Friedman ha esposto – per la prima volta – i principi di un'architettura capace di comprendere le continue trasformazioni che caratterizzano la “mobilità sociale” e basata su “infrastrutture” che prevedono abitazioni e norme urbanistiche passibili di essere create e ricreate, secondo le esigenze degli abitanti e dei residenti. La sua attenzione per l'autoregolazione degli abitanti nasce dalla sua esperienza diretta di profugo e senzatetto, dapprima nelle città europee disastrate dalla guerra e poi in Israele, dove nei primi anni di vita dello Stato sbarcavano ogni giorno migliaia di persone con conseguenti problemi di alloggio. (fonte: Wikipedia)
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