Sfruttamento dei lavoratori nei vigneti delle Langhe: un'indagine rivela la dura realtà

Nelle pittoresche Langhe, una regione famosa per i suoi vini pregiati, si cela una realtà inquietante. Un'indagine della polizia ha rivelato che decine di lavoratori agricoli, per lo più africani, sono sfruttati e maltrattati nei vigneti.

La polizia ha avviato tre diversi filoni d'inchiesta riguardanti le campagne tra Farigliano, Neive, Castiglione Tinella e Monforte d'Alba, tutte nel Cuneese. A seguito delle indagini, sono state eseguite misure cautelari nei confronti di tre presunti sfruttatori.

Il caporalato, un fenomeno criminale diffuso in tutto il Paese, non risparmia nessun territorio. Le logiche di sfruttamento, specialmente di lavoratori e lavoratrici migranti, sono agevolate dai vari ricatti, come quello della Bossi-Fini, e dalla mancanza di controlli. L'indagine della Questura di Cuneo ha portato all'arresto di molte persone legate tra loro da un possibile sodalizio criminale che aveva come fine quello di sfruttare manodopera a costi bassi, senza alcuna tutela né sicurezza, nei vigneti delle Langhe.

La maggior parte dei lavoratori sfruttati è arrivata in Italia via mare, dalle coste di Marocco, Libia, Tunisia, dopo lunghi ed estenuanti viaggi su gommoni e barconi, o nascosti nei container delle navi cargo che attraccano ai porti di Genova e Savona. Da lì sono finiti sulla strada, irregolari. Con il passaparola, hanno raggiunto le «colline dorate» delle Langhe, reclutati come braccianti agricoli nei vigneti.

Il viaggio della speranza che diventa un inferno: sfruttati nelle vigne e picchiati dai “caporali”. Questa è la dura realtà che l'indagine ha portato alla luce, una realtà che contrasta con l'immagine idilliaca delle Langhe, famose per i loro vini pregiati. La speranza di una vita migliore si è trasformata in un incubo per questi lavoratori, vittime di un sistema di sfruttamento senza scrupoli.

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