Acqua minerale, dopo Sant'Anna in crisi anche altri marchi noti

CheCucino.it ECONOMIA

Dopo Sant’Anna la lista delle altre aziende note che lanciano l’allarme di sta allungando a dismisura.

“La Co2 è introvabile e anche i nostri competitor sono nella stessa situazione”, ha dichiarato l’amministratore delegato di Acqua Sant’Anna all’ANSA.

Questo significa che una volta finite le forniture, mancheranno bottiglie di acqua frizzante per i clienti.

Arriva però l’allarme anche da altre grandi aziende della GDO italiana che come Sant’Anna iniziano a percepire i primi segnali della crisi

Una su tutte l’acqua frizzante di cui abbiamo parlato a inizio mese e per cui Acqua Sant’Anna ha già lanciato l’allarme. (CheCucino.it)

La notizia riportata su altri giornali

Anche nei supermercati di Vercelli è ormai impossibile trovare l’acqua frizzante – di tutte le marche – nelle classiche bottigliette di plastica da mezzo litro. Non ci sono infine, almeno per ora, problemi per coloro che giù rendono frizzante la loro acqua potabile con i “gasatori” (tgvercelli.it)

A rischio sono diverse marche di acqua frizzante e una situazione comune sia alle bottiglie più grandi, da 1,5 litri, che a quelle piccole, da mezzo litro. Domenica pomeriggio al Carrefour di via De Vegerio era impossibile trovare acqua frizzante tra gli scaffali in parte vuoti. (La Stampa)

A un mese dall’allarme lanciato dalle fonti Sant’Anna di Vinadio, la crisi dell’anidride carbonica è ormai sotto gli occhi di tutti. Quello di Ferrara è un sito di produzione di fertilizzanti azotati, attività altamente energivora, che ha come sottoprodotto del ciclo produttivo l’anidride carbonica (L'Eco del Chisone)

Le casette dell’acqua distribuiscono a 5 centesimi il litro, sia l’acqua naturale che quella frizzante. Un po’ meno bene nel Sud Astigiano, che ha registrato un maggiore afflusso di persone che vanno alle casette proprio perchè scarseggia la frizzante al supermercato (La Nuova Provincia - Asti)

Prima si pensava solo a un mese, adesso non vediamo la luce. Per noi comporta che il 30% della produzione di acqua gasata non la possiamo fare, oggi il 30% delle nostre linee sono completamente ferme. (Il Fatto Quotidiano)

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