Francesco, il mio cinema Paradiso

Francesco, il mio cinema Paradiso
La Stampa CULTURA E SPETTACOLO

Jorge Mario Bergoglio definisce il cinema neorealista «scuola di umanesimo».

Così il Papa chiede: «Che cosa facciamo perché i bambini possano guardarci sorridendo», con «fiducia e speranza?

Per il Pontefice si tratta di una stagione cinematografica che continua a essere «importante strumento» per una decisiva «catechesi di umanità».

E ora nuove riflessioni di Francesco - raccolte in un’intervista sul cinema di cui pubblichiamo un’anticipazione - guidano l’analisi sviluppata nel libro Lo sguardo: porta del cuore. (La Stampa)

Ne parlano anche altre testate

Direi di più: quei film ci hanno insegnato a guardare la realtà con occhi nuovi. Vedere è un atto che si compie solo con gli occhi, per guardare occorrono gli occhi e il cuore. (Vatican News)

Lei ha spesso definito il cinema neorealista anche come una «catechesi di umanità» o una «scuola di umanesimo». Domenica 18 Luglio 2021, 10:30. È un rapporto profondo e antico quello che unisce Papa Francesco e il cinema. (ilmessaggero.it)

L’infanzia in sala. approfondimento. Anna Magnani 65 anni fa vinceva l'Oscar: i suoi film più famosi. L’amore per il neorealismo. Da bambino il futuro Papa Francesco conobbe il cinema italiano (Sky Tg24 )

Francesco e il neorealismo. «Cinema, sguardo di vita»

Quando ero bambino, frequentavo spesso il cinema di quartiere, dove si proiettavano anche tre film di seguito. Fa parte dei ricordi belli della mia infanzia: i miei genitori mi hanno insegnato a godere dell'arte, nelle sue varie forme (la Repubblica)

Un Papa Francesco ‘inedito’ quello che emerge nell’ultimo libro-intervista di monsignor Dario Edoardo Viganò, vice Cancelliere della Pontifica accademia delle Scienze e delle Scienze sociali e in passato già Prefetto del Dicastero per la Comunicazione. (Il Sussidiario.net)

Il Neorealismo tra memoria e attualità” (Effatà Editrice) che include una intervista a papa Francesco sul cinema (integralmente riportata in questa pagina) È chiaro che molto dipende dalla qualità dello sguardo che il cinema propone ma anche dalla qualità dello sguardo degli stessi spettatori. (Avvenire)

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