Microchip e trasporto marittimo: il tesoro che rende indispensabile Taiwan

Microchip e trasporto marittimo: il tesoro che rende indispensabile Taiwan
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Sky Tg24 ESTERI

Ansa. Ragioni politiche, storiche e culturali spingono Pechino a continuare a considerare Taiwan come parte della Repubblica Popolare Cinese.

L’isola, dal 1949, termine della guerra civile cinese, si considera di fatto separata dalla Cina continentale.

Quasi tutte però vi intrattengono rapporti commerciali e diplomatici come se lo fosse (in foto, il presidente cinese Xi Jinping). Iscriviti alla nostra newsletter per restare aggiornato sulle notizie dal mondo

La maggior parte delle potenze mondiali - tra cui Stati Uniti e Ue - ancora oggi non la riconosce come indipendente. (Sky Tg24 )

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Ma uno scontro militare con gli Usa non è, nonostante lo sforzo profuso da Xi Jinping per ammodernare le proprie forze armate, la strada più agevole. Dunque al posto della strada delle armi Xi Jinping potrebbe scegliere la strada del consenso più o meno imposto (ilGiornale.it)

È ben evidente, quindi, che l’ex Formosa spagnola è una vera e propria fortezza naturale. Ed è importante dire che ha un’elevazione media di 1.150 metri sul livello del mare. (Il Fatto Quotidiano)

Certo, Xi Jinping e compagni sono ossessionati da un sogno, quando affermano che l’isola fa parte della Repubblica popolare cinese. Il Politburo del Partito-Stato discute in segreto con i compagni del Comitato centrale e poi annuncia le decisioni. (Corriere della Sera)

La crisi di Taiwan fomenta il nazionalismo cinese

Il funerale si svolgerà venerdì mattina Da un ventennio lavorava per il Comune. (Ticinonline)

La questio si trascinò per molti anni fino al 1972, allorquando il presidente USA Nixon, recandosi in visita ufficiale presso la Cina di Mao riconosceva la titolarità giuridica della Cina continentale. (La Gazzetta del Mezzogiorno)

Mentre l’esercito Popolare di Liberazione cinese continua il suo minaccioso show attorno a Taiwan, lanciando missili fin nelle acque territoriali del Giappone che hanno causato non soltanto le indignate proteste dei nipponici ma dell’intera comunità internazionale (con l’eccezione, più che scontata, della Russia dell’amico Putin) , Xi Jinping, il potentissimo leader cinese, il “nuovo Mao”, come è stato spesso definito, deve vedersela con una nuova “spina nel fianco”, che rischia di diventare assai dolorosa, specie di fronte all’approssimarsi della data del nuovo Congresso del PCC, che vedrà – comunque, si può starne certi – la sua riconferma per un terzo, inedito mandato alla guida del Paese nei prossimi cinque anni (L'HuffPost)

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