Indagine sulla procura antimafia: il ruolo di Striano e De Gennaro

Il tenente della Guardia di Finanza, Pasquale Striano, è al centro di un'inchiesta della procura di Perugia riguardante presunti accessi abusivi alle banche dati della Procura nazionale antimafia. Striano, che da circa un anno sarebbe stato trasferito al Comando regionale della Finanza dell’Aquila, è considerato un personaggio chiave del caso.

Il trasferimento di Striano

La notizia del trasferimento di Striano è stata tenuta riservata dai vertici del Corpo, per cui non è nota la data esatta del trasferimento. Striano, 60 anni, è indagato per presunti accessi abusivi alle banche dati della Procura nazionale antimafia.

Le dichiarazioni di De Gennaro

Il comandante generale della Guardia di Finanza, Andrea De Gennaro, è stato ascoltato in commissione Antimafia sull'affare dossier. Più che puntare il dito contro Striano, De Gennaro ha messo nel mirino la «gestione de Raho» alla Procura nazionale Antimafia. Secondo De Gennaro, la responsabilità andava in capo alla struttura (Procura Antimafia) a cui era assegnato il tenente.

Il ruolo di Laudati

De Gennaro ha sottolineato che «Chi è abilitato a verificare il contenuto del lavoro che gli è stato assegnato (Striano) è evidentemente colui il quale gli ha assegnato quel lavoro». In questo caso, il responsabile del gruppo delle cosiddette Sos all'antimafia in quel momento era il sostituto procuratore antimafia Antonio Laudati.

Aspettative future

Le rivelazioni di De Gennaro rafforzano l'ipotesi che Striano non abbia agito da solo nell'inchiesta sull'illecita attività di dossieraggio. Conferma l'esistenza di una scala gerarchica e di figure di autorità superiori, che avevano anche il compito di controllare il lavoro che Striano svolgeva. Si aspetta che alcune domande trovino risposta lunedì con l'audizione di Carbone della Dia.

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