Djokovic e Johnson: la solitudine dei numeri uno che si illusero di aggirare vaccino e lockdown, e ora la pagano

Djokovic e Johnson: la solitudine dei numeri uno che si illusero di aggirare vaccino e lockdown, e ora la pagano
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Open ESTERI

Dall’altra parte c’è Johnson.

Djokovic ci aveva provato con un’esenzione medica dai vaccini anti Covid, riguardo ai quali si era espresso sempre in modo piuttosto scettico.

È quello che sta succedendo, nello stesso momento e con dinamiche tristemente simili, al numero uno del tennis serbo, Novak Djokovic, e al numero 10 di Downing Street, Boris Johnson.

C’è un’attesa al varco però che diventa crisi quando chi sta al vertice decide che un’alternativa ai sacrifici c’è ed è solo per i più forti. (Open)

Ne parlano anche altre testate

Djokovic cacciato dall'Australia, il suicidio perfetto per un vaccino: perché rischia tutto. L'Australian Open lo voleva (e lo vuole) in cartellone e ha cercato di agevolargli le pratiche. Djokovic è finito in questo schema e si è intestardito su quell'unica ragione che ora gli rovina la reputazione (Liberoquotidiano.it)

Faccio fatica a credere che possa esserlo un tennista che guadagna 45 milioni di euro all’anno Nel frattempo, promosso dai focosi genitori del numero uno del tennis mondiale, è nato un movimento di opinione. (L'Unione Sarda.it)

Bugie neanche tanto elaborate o mascherate o confezionate per non essere scoperte, Djokovic era certo se le sarebbero bevute perché se le volevano bere. Il non vaccinato Djokovic era certo la sua potenza sportiva mediatica ed economica gli dovesse spalancare ogni porta e confine. (Blitz quotidiano)

Bertelli: “Djokovic? Per l'adv ora è 'inconsistente'”. Berrettini e Sinner invece…

Quando la convinzione prende il sopravvento sulla ragione gli errori sono facili, anche per un uomo intelligente come Novak Djokovic. Djokovic è brillante, è attento, è preparato, se così non fosse non sarebbe riuscito a rincorrere e acchiappare due fuoriclasse assoluti del tennis come Federer e Nadal. (La Stampa)

Un traguardo che, dopo Rod Laver nel 1969, è sfuggito a tutti i più grandi. Paradossalmente, però, quella sconfitta ha permesso al sempre molto discusso Djokovic di conseguire un risultato che – per lui - sembrava ancora più difficile: essere finalmente amato dal grande pubblico, che quella sera gli tributò un’ovazione che lo commosse. (Corriere della Sera)

Bruno Bertelli, global cco Publicis WW e ceo Publicis Italy. Una doppia premessa, ed un concetto di base: “Djokovic era ‘antipatico’ pure prima del caso Australia”. Bertelli inizia la sua analisi da una premessa doppia. (Primaonline)

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