Omicidio Vannini, la madre: «Più che la verità mi aspetto giustizia»

Omicidio Vannini, la madre: «Più che la verità mi aspetto giustizia»
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Il Messaggero INTERNO

«Più che la verità, mi aspetto giustizia.

Lo ha dichiarato Marina Conte, madre di Marco Vannini, prima di entrare in Corte di Cassazione dove è attesa la sentenza definitiva per l'omicidio del figlio.

Loro sanno quello che dovevano scrivere e quello he hanno detto i giornalisti è solo quello che c'è scritto nelle carte»

La verità la sanno solo i Ciontoli e Marco che la poteva dire, ma non c'è più». (Il Messaggero)

Ne parlano anche altre fonti

Per la prima volta all’esterno del palazzo di Giustizia sono presenti anche alcuni sostenitori di Federico Ciontoli. Credo che i giudici ormai hanno ben chiaro tutto quello che è successo”, ha detto Valerio Vannini (LE IENE)

Lo affermano Marina Conte e Valerio Vannini, i genitori di Marco Vannini parlando fuori dalla Cassazione dove oggi si apre il processo per la morte del 19enne di Cerveteri, ucciso il 17 e il 18 maggio 2015 mentre era a casa della fidanzata a Ladispoli, sul litorale romano. (Adnkronos)

L’unico, a parte la famiglia Ciontoli, che poteva riferire come erano andati i fatti, era Marco Vannini, ecco perché la sua morte era preferibile per Antonio Ciontoli, allo scopo di evitare conseguenze negative per lui e la sua famiglia". (Adnkronos)

Omicidio Vannini, pg Cassazione: "Confermare condanne per famiglia Ciontoli"

Marina Conte e Valerio Vannini, i genitori di Marco, parlando fuori dalla Cassazione, incalzati dai cronisti, hanno commentato le recenti dichiarazioni rilasciate sui social da Federico Ciontoli: "I Ciontoli hanno sempre mentito, continuano a mentire e non si vogliono prendere le loro responsabilità". (RomaToday)

In quegli interminabili 110 minuti in cui Marco Vannini è stato lasciato morire agonizzante, cosa è accaduto? Motivazioni della sentenza altrettanto dure nei confronti dei Ciontoli: «Hanno mentito, usando crudeltà e depistando gli investigatori», si legge in uno dei passaggi. (ilmessaggero.it)

La vittima venne portata presso il punto di primo soccorso di Ladispoli a notte fonda, quasi due ore dopo essere stato colpito da un colpo di pistola sparato dall’arma che Ciontoli teneva in casa. La sentenza, accolta da un lungo applauso, arriva, dopo quasi quattro ore di camera di consiglio, dalla quinta sezione penale della Suprema Corte, presieduta da Paolo Antonio Bruno. (LaPresse)

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