Palermo, il ritorno dei fedelissimi di Riina: 11 fermi. “Avevano riorganizzato il clan in provincia”

La Repubblica La Repubblica (Interno)

E subito aveva ripreso il controllo del suo clan, nel paese di San Mauro Castelverde, il cuore della provincia di Palermo, fra le Madonie, i Nebrodi e il mare.

Il boss, fedelissimo del capo dei capi Totò Riina, aveva scansato l’ergastolo grazie a un ricalcolo della pena basato sull’indulto.

Ne parlano anche altre fonti

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“Qua nessuno si pente compà, San Mauro numero uno, perché mi voglio vantare, San Mauro è Corleone”, dicevano intercettati. Grazie all’attività di indagine e alla fondamentale collaborazione degli imprenditori vessati, sono state infatti ricostruite 11 estorsioni, 5 consumate e 6 tentate. (BlogSicilia.it)

(Fotogramma). Dalle prime ore della mattina, in Sicilia, Lombardia e Veneto i Carabinieri del Comando Provinciale di Palermo stanno eseguendo un fermo di indiziato di delitto emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, nei confronti di 11 persone ritenute a vario titolo responsabili di associazione mafiosa, estorsione, trasferimento fraudolento di beni, corruzione, atti persecutori, furto aggravato e danneggiamento. (Adnkronos)

Roma, operazione antidroga al Portuense: 15 arresti. I Carabinieri del Comando Provinciale di Palermo hanno arrestato 11 persone ritenute a vario titolo responsabili di associazione mafiosa, estorsione, trasferimento fraudolento di beni, corruzione, atti persecutori, furto aggravato e danneggiamento. (Leggo.it)

Nel decreto di fermo di indiziati di delitto, emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo in collaborazione con la Direzione Distrettuale Antimafia, si legge che le indagini del procedimento hanno questa volta consentito di monitorare, in diretta, la fase esecutiva di due distinte estorsioni, di cui la prima già in parte perfezionata, ai danni dell’imprenditore Michelangelo Mammana, con riguardo alla quale sono sorti alcuni contrasti in merito al pagamento dell’ultima tranche di 5000 euro ed alla destinazione del denaro alla cassa della cosca. (Nebrodi News)

Scoperta anche la gestione diretta di attività di impresa che, fittiziamente intestate a soggetti incensurati, erano in realtà amministrate dagli indagati. (La Stampa)

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