Codogno, un anno dopo il 'paziente 1': inaugurato il Memoriale per le vittime del Covid

Codogno, un anno dopo il 'paziente 1': inaugurato il Memoriale per le vittime del Covid
IL GIORNO INTERNO

Il presidente della Regione Lombardia, citando le parole di Mario Draghi, ha ricordato "la profonda ricchezza del nostro volontariato che altri ci invidiano e di cui dobbiamo essere orgogliosi.

Il sindaco: "Pronti al futuro". "Oggi essere qua è un momento particolare, le sensazioni forti che abbiamo vissuto un anno fa sono presenti nel nostro cuore e nella nostra testa.

Codogno (Lodi), 21 febbraio 2021- Un anno dall'inizio della pandemia di Coronavirus a Codogno, dove venne scoperto il 'paziente 1'. (IL GIORNO)

Ne parlano anche altre testate

La regione, dopo un lungo periodo di zona rossa ed arancione affrontato nella seconda ondata è ora in zona gialla. Italia zona rossa dal 24 dicembre al 6 gennaio, tranne qualche giorno “feriale” in cui il paese passa all’arancione. (Gazzetta del Sud)

Perché il 21 febbraio 2020. Tutto comincia nella serata del 20 febbraio 2020, quando un uomo di 38 anni di Codogno si reca al pronto soccorso con una polmonite grave, dunque con sintomi riconducibili al Covid-19. (Wired.it)

Poi le parole delle autorità, scandite come pietre della memoria come quelle materiali che sono state posate attorno al momumento. Poesie e filastrocche dei bambini delle elementari hanno preceduto lo svelamento del “cuore“ del memoriale alla cui base sono state incise le parole "resilienza", "comunità" e "ripartenza". (IL GIORNO)

Covid, quasi mille morti. L'infermiera di Codogno: «Sono qui perché mamma è di Perugia»

Non siamo ancora usciti dalla pandemia, fino al 24 gennaio siamo stati in zona rossa in Lombardia…ancora siamo molto condizionati dalla pandemia". Don Iginio, ammette, il vaccino ancora non l’ha fatto, non rientrando nelle categorie che hanno ora la precedenza (Adnkronos)

L’anno scorso: le otto di sera del 20 febbraio. Nessuno ancora sa cosa sarebbe successo: in un anno quasi centomila morti e il lavoro devastato in ogni suo settore. (Zoom24.it)

Tra di loro anche Simona Ravara, l’infermiera di Codogno in turno quando è iniziato tutto, ha origini umbre: «Mia mamma – ha detto - è di Perugia, quindi la mia è stata una scelta di cuore e di dovere» Un limite anche solo psicologico, ma ragionare a quattro cifre, quando la prima ondata non aveva lasciato strascichi così tragici, continua a far paura. (Il Messaggero)

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