Luigi Di Maio finalmente può gridare al mondo intero la sua vera identità

Luigi Di Maio finalmente può gridare al mondo intero la sua vera identità
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Il Fatto Quotidiano INTERNO

No, dietro la scelta di Di Maio c’è solo Di Maio, la sua convinzione di aver dimostrato a se stesso di essere bravo, atlantisticamente, europeisticamente bravo.

Adesso Di Maio è libero, può abbracciare chi vuole e non essere più costretto a rendere conto

Si porta con sé, Di Maio, i fedelissimi e conta (o spera) di crearsi una sorta di eredità politica per un futuro almeno da 2%.

L’ultima prova, la certezza di essere diventato davvero bravo, Di Maio l’ha avuta con l’elezione del Presidente della Repubblica. (Il Fatto Quotidiano)

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È patetico invece chi un giorno sostiene una tesi opposta a quella abbracciata con ardore il giorno prima senza mai spiegare il perché, legittimo, di un cambiamento così radicale. Non c’è niente di scandaloso nel fatto che Luigi Di Maio sia diventato un fervente fautore dell’alleanza con il Pd, solo che deve spiegare perché fino all’altro giorno considerasse il Pd responsabile dei rapimenti dei bambini di Bibbiano (L'HuffPost)

Per il ministro che affronta da vicino lo spettro della disoccupazione, la soluzione è solo una: la fuga. È questa la fase finale del bildungsroman dimaiano: quella di un dissidente anti-sistema che ha mutato pelle a ha scelto di conformarsi in toto alle logiche della cooptazione. (Rolling Stone Italia)

Ieri 21 giugno al Senato intorno a Draghi non c'era nessun esponente grillino a parte il ministro D'Incà. Di Maio va da solo, è panico nel Pd: retroscena, slavina a sinistra. "Qualcosa adesso deve cambiare", si sfoga col giornale di Travaglio un pentastellato. (Liberoquotidiano.it)

Luigi Di Maio: le tante tappe di un cambiamento radicale

Per quanto Di Maio possa uscirne come un D’Alema in salsa campana, c’è il rischio che tutti vadano a schiantarsi contro il muro delle elezioni. “Insieme per il futuro” è il nome del nuovo partitino di Luigi Di Maio (anche se forse sarebbe stato più appropriato “Insieme per il congiuntivo”). (Panorama)

Il Movimento 5 Stelle giorno dopo giorno continua ad evolversi in un vero e proprio partito, secondo la definizione figlia delle consuetudini che ci ritroviamo a vivere ormai da anni. A pensarci bene, durante il governo giallo-verde, Di Maio da ministro del Lavoro ha causato un bel po’ di problemi al premier Conte. (Il Quotidiano Italiano - Nazionale)

Il cambio di casacca però è da sempre una delle abitudini della politica odiate e stigmatizzate dei cinquestelle. Il Whatever it takes di Draghi vale anche per Di Maio, anche se il contesto è diverso. (Vanity Fair Italia)

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