Smart working, nella PA si apre la sfida post-pandemia. Brunetta: "Nei contratti le nuove regole"

Smart working, nella PA si apre la sfida post-pandemia. Brunetta: Nei contratti le nuove regole
corrierecomunicazioni.it INTERNO

Il ministro della PA, Renato Brunetta, ci ha tenuto ad evidenziarlo intervenendo all’evento online “Il cambiamento della PA”, promosso dal Dipartimento di Scienze sociali e politiche dell’Università Bocconi.

Ricordando sempre che la PA non esiste in sé per dare uno stipendio a 3,2 milioni di dipendenti pubblici, ma esiste per fornire servizi a 60 milioni di italiani.

“Non si uccide affatto lo smart working – ha chiarito il ministro – Lo si libera e si lascia il massimo dell’autonomia organizzativa agli uffici. (corrierecomunicazioni.it)

Su altri giornali

Lo ha detto il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, intervenendo all'evento online "Il cambiamento della PA" promosso dal Dipartimento di Scienze sociali e politiche dell'Università Bocconi. (ilmessaggero.it)

L’obiettivo è far tesoro dell’esperienza maturata durante la pandemia per consentire soprattutto alle persone più fragili di poter utilizzare il telelavoro. Da lunedì 3 maggio una buona parte dei circa 10 mila dipendenti pubblici che lavora da casa si prepara a rientrare in ufficio. (Il Messaggero Veneto)

L’obiettivo è far tesoro dell’esperienza maturata durante la pandemia per consentire soprattutto alle persone più fragili di poter utilizzare il telelavoro. «Se in un ufficio lavorano due o tre persone è probabile che qualcuno resti in smart working» (Il Messaggero Veneto)

Smart working: Brunetta rispedisce gli statali negli uffici

Ansa. Ma oltre a cancellare la soglia minima del 50% prevista durante l'emergenza, il decreto smonta anche le regole a regime: dal 2022 con l'adozione dei Piani organizzativi per il lavoro agile - i cosiddetti Pola - infatti, non sarà più obbligatorio riprogrammare a casa il 60% delle attività che si possono svolgere da remoto (Sky Tg24 )

Di conseguenza, sempre più donne sono state costrette a lasciare il mercato del lavoro (eclatante il dato di dicembre 2020: su 101mila posti lasciati, 99mila erano di donne). In secondo luogo, l’incremento parallelo delle attività di cura non retribuita e del tempo a esse dedicato. (Il Riformista)

Del resto con la lenta riapertura delle attività commerciali, anche la necessità di smart working viene meno. La metà degli italiani boccia lo smart working. A bocciare lo smart working è quindi l’utenza (InvestireOggi.it)

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