I Paesi Ue litigano sui turisti: no regole comuni, sì ai corridoi bilaterali

I Paesi Ue litigano sui turisti: no regole comuni, sì ai corridoi bilaterali
EuropaToday EuropaToday (Esteri)

Mentre altri Paesi, come Germania e Austria, vedono nei limiti ai viaggi turistici all'estero la possibilità di aumentare, e non di poco, la quota di presenze interne.

Il problema centrale è che buona parte dei Paesi europei vedono nel turismo la prima ancora di salvezza per far ripartire l'economia.

Se ne è parlato anche su altri media

“Gli stereotipi distorti ostacolano una ripresa comune dell’Unione europea”. “Se vogliamo superare insieme questa crisi, come unione di interessi comuni e di valori comuni, dobbiamo fare molto di più. (Finanzaonline.com)

Fino ad arrivare al futuro recovery fund, per il quale siamo in attesa della proposta da parte della medesima Commissione. Non sarei affatto sorpreso se la questione finisse alla Corte di Giustizia europea, per la compromissione del level playing field tra imprese aventi la sede legale nell’Unione europea. (Il Sole 24 ORE)

Ovvero i famigerati quattro governi contrari al Recovery Fund dalla potenza di 500 miliardi di euro proposto dall'asse franco-tedesco. Edtstadler ha aggiunto che " i fondi per la crisi siano erogati sotto forma di prestiti rimborsabili e non sovvenzioni ". (ilGiornale.it)

È certo comunque che la ripresa sarà fortemente “asimmetrica”: a V per alcuni, a W per altri e ad U o L per altri ancora. Sta di fatto però che le previsioni a oggi indicano nel 2020 un Pil che sarà al -3% negli Stati Uniti, al -5% in Europa (Italia esclusa) e al -10/12% in Italia. (Il Sole 24 ORE)

Il premier oggi è stato impegnato a tessere la 'tela' per puntellare il piano Merkel-Macron. I colloqui in Europa Ue: oggi colloqui telefonici tra Conte e gli omologhi europei Questa sera il premier ha sentito la cancelliera Merkel, nel pomeriggio Macron. (Rai News)

Importante per Franceschini è che l'Italia venga considerata una meta europea, proprio in vista del possibile ritorno dei turisti internazionali. Da una parte c'è chi vuole un vero coordinamento delle misure e dall'altra, invece, chi preferisce cominciare dagli accordi bilaterali fra le capitali. (Il Messaggero)

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