Furti di dati, Facebook spiega cosa è successo

Furti di dati, Facebook spiega cosa è successo
Punto Informatico SCIENZA E TECNOLOGIA

Utilizzando un software automatizzato (bot), i cybercriminali hanno raccolto i dati pubblici presenti nei profili degli utenti.

Gli utenti possono scegliere nelle impostazioni di Facebook chi può cercarli usando l’indirizzo email e il numero di telefono

L’ennesima diffusione di dati ha messo in allarme utenti, esperti di sicurezza e pure il Garante della Privacy.

Facebook aveva subito comunicato che il furto è avvenuto circa due anni fa, sfruttando una vulnerabilità corretta ad agosto 2019. (Punto Informatico)

Ne parlano anche altre fonti

Come controllare se il proprio profilo è stato compromesso. Tante, troppe, infatti le persone coinvolte nella vicenda. Nomi, indirizzi, e-mail e numero di telefono rubati e messi in vendita, sono 533 milioni i dati rubati da Facebook, tra cui ben 35 milioni di italiani. (Io Donna)

Oltre agli indirizzi e-mail potrebbe contenere anche i numeri di telefono. In questi giorni è stata pubblicata un'enorme banca dati ottenuta rubando le informazioni di 533 milioni di profili Facebook. (corriereadriatico.it)

La novità, adesso, è che il database è disponibile gratis ed è «accessibile a chiunque abbia conoscenze tecniche di base. A riportare la notizia, sabato scorso, l’esperto di sicurezza Alon Gal e il sito Business Insider. (Corriere della Sera)

Cosa fare se i tuoi dati sono stati rubati da Facebook

L’Autorità richiama inoltre tutti gli utenti interessati dalla violazione alla necessità di prestare, nelle prossime settimane, particolare attenzione a eventuali anomalie connesse alla propria utenza telefonica”. (Webnews.it)

Una pratica scorretta, ai sensi degli articoli 21 e 22 del Decreto Legislativo n.206 del 2005 (Codice del Consumo). Segnala agli utenti di non averli informati “adeguatamente e immediatamente, in fase di attivazione dell'account, dell'attività di raccolta, con intento commerciale, dei dati da loro forniti". (La Stampa)

«Potrebbe essere il segnale che un criminale si è impossessato del nostro numero di telefono per usarlo a scopo fraudolento» spiega il Meggiato. Anche in questo caso è possibile che l’utenza e i dati collegati siano stati hackerati e ceduti dai «pirati informatici» ad aziende private a scopi commerciali. (Donna Moderna)

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