Jennifer Aniston, che non ha più paura di mangiare pane e pasta

Jennifer Aniston, che non ha più paura di mangiare pane e pasta
Vanity Fair Italia CULTURA E SPETTACOLO

«Ho iniziato a concedermi un piatto di pasta o un panino, quando mi va.

Cresciuta da una madre dallo stile di vita super healthy (in tempi in cui l’essere healthy nemmeno andava di moda), Jennifer Aniston è rimasta per decenni a distanza di sicurezza da pane, pasta e pizza.

Questo fino a qualche tempo fa: al tabloid americano «People», infatti, la star ha racccontato di aver iniziato a consumare pane, pasta e pizza, pur con moderazione. (Vanity Fair Italia)

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E proprio per questo è impossibile mai come questa volta fare alcun tipo di previsione Personalmente parlando, anche Memoria di Apichatpong Weerasethakul rientra nel novero di quelle opere che – a distanza – continueranno ad accompagnarti. (cinematografo.it)

«Sperimentare – prosegue – ripaga sempre, anche con la cucina vegetale, che è molto più semplice di quanto si pensi. «Dovremmo imparare a uscire dalla comfort zone, combattere le abitudini che ci portano anche a mangiare sempre le stesse cose», dice Giulia Giunta. (Vanity Fair Italia)

Il testo completo di questo contenuto a pagamento è disponibile agli utenti abbonati Un'ovazione ha accolto Marco Bellocchio alla prima a Cannes del suo film «Marx può aspettare», storia della sua famiglia e, soprattutto, della scomparsa del fratello gemello del regista, Camillo, morto suicida a 28 anni in un giorno di dicembre del 1968. (ilmattino.it)

Marx può aspettare: la recensione del documentario di Marco Bellocchio presentato a Cannes

Paradossalmente è diventato il mio film più privato e anche il mio più libero, leggero, senza i condizionamenti che mi avevano impedito di riflettere su questo dramma, prima la salvaguardia di mia madre, poi la politica, poi la psicanalisi. (Libertà)

Nella foto, da sinistra, i fratelli Piergiorgio, Letizia, Alberto, Maria Luisa e Marco Bellocchio. Marco confessa ai suoi figli Pier Giorgio ed Elena, piuttosto perplessi, di non ricordarsene bene, e quasi sicuramente di non avergli mai risposto. (OptiMagazine)

In Marx può aspettare si assiste a un processo di liberazione, ma anche di presa di coscienza di una responsabilità che viene elaborata proprio non ignorandola, esponendola. Un biglietto poi gettato, e scomparso poi dalla memoria familiare, per decenni, prima di riapparire insieme a mille altri rivoli di memoria nel documentario di Marco Bellocchio, Marx può aspettare. (ComingSoon.it)

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