In migliaia dicono addio allo smart working: i dipendenti pubblici rientrano negli uffici

In migliaia dicono addio allo smart working: i dipendenti pubblici rientrano negli uffici
Il Messaggero Veneto ECONOMIA

L’obiettivo è far tesoro dell’esperienza maturata durante la pandemia per consentire soprattutto alle persone più fragili di poter utilizzare il telelavoro.

Da lunedì 3 maggio una buona parte dei circa 10 mila dipendenti pubblici che lavora da casa si prepara a rientrare in ufficio.

Offre la possibilità di utilizzare lo smart working fino a un massimo del 15 per cento, valutando però l’efficienza, l’efficacia e la soddisfazione del servizio. (Il Messaggero Veneto)

La notizia riportata su altri media

“Non si uccide affatto lo smart working – ha chiarito il ministro – Lo si libera e si lascia il massimo dell’autonomia organizzativa agli uffici. Ricordando sempre che la PA non esiste in sé per dare uno stipendio a 3,2 milioni di dipendenti pubblici, ma esiste per fornire servizi a 60 milioni di italiani. (corrierecomunicazioni.it)

Lecco, in Technoprobe La ricetta per lo smart working L’azienda sta rendendo strutturale la presenza di 270 persone al lavoro da remoto: «Da marzo ’20 non sono più rientrati cento progettisti». «Anche nello smart working avere un piano fa la differenza». (La Provincia di Lecco)

Ansa. Ma oltre a cancellare la soglia minima del 50% prevista durante l'emergenza, il decreto smonta anche le regole a regime: dal 2022 con l'adozione dei Piani organizzativi per il lavoro agile - i cosiddetti Pola - infatti, non sarà più obbligatorio riprogrammare a casa il 60% delle attività che si possono svolgere da remoto (Sky Tg24 )

PA: da smart working a concorsi, le novità

Ci sarà maggiore flessibilità organizzativa per la PA e un abbassamento della quota di lavoro agile nei Pola (Piani organizzativi del lavoro agile) Leggi: Smart working semplificato prorogato al 30 aprile 2021. (StudentVille)

Di conseguenza, sempre più donne sono state costrette a lasciare il mercato del lavoro (eclatante il dato di dicembre 2020: su 101mila posti lasciati, 99mila erano di donne). In secondo luogo, l’incremento parallelo delle attività di cura non retribuita e del tempo a esse dedicato. (Il Riformista)

Lo ha detto il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, intervenendo all'evento online "Il cambiamento della PA" promosso dal Dipartimento di Scienze sociali e politiche dell'Università Bocconi. (ilmessaggero.it)

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