Pensioni, sindacati in pressing sulla riforma del 2022: via dal lavoro a 62 anni

Pensioni, sindacati in pressing sulla riforma del 2022: via dal lavoro a 62 anni
Notizieora.it INTERNO

Le pensioni anticipate a partire dai 62 anni di età oppure con 41 anni di contributi continuano a restare tra le richieste chiave dei sindacati al governo.

Il governo ha già chiarito che la quota 100 non verrà rinnovata.

Ma la piattaforma sindacale prosegue il proprio pressing e chiede di riaprire il tavolo di discussione.

Pensioni anticipate: la scadenza della quota 100 al prossimo 31 dicembre 2021. (Notizieora.it)

Se ne è parlato anche su altri giornali

Schierandosi fortemente per la flessibilità in uscita e per la pensione di garanzia per precari e giovani. Una proposta per rompere l’impasse. (Il Manifesto)

Chiesto quindi l’avvio di un confronto con il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Andrea Orlando, mentre restano in attesa di una convocazione dal presidente del Consiglio Mario Draghi sul PNRR. (QuiFinanza)

Chiesta la conferma di Opzione donna e il potenziamento di contratti di espansione e isopensione. Pensioni, la piattaforma dei sindacati: 62 anni o 41 di contributi, assegno di garanzia ai giovani. (la Repubblica)

RIFORMA PENSIONI/ Gli abbagli dei sindacati su 'flessibilità' e Quota 41

Le richieste dei sindacati in alcuni punti coincidono con l’idea di riforma già espressa dal presidente dell’Inps, Pasquale Tridico. Assegno di garanzia per i giovani. Altra richiesta dei sindacati è quella della pensione di garanzia per i giovani, tema già allo studio dell’Inps riferito ai giovani con carriere discontinue che si profilerebbe come un sostegno strutturale per gli assegni di pensione bassi (Notizie - MSN Italia)

Per esempio, nel 2021 il coefficiente di trasformazione per chi esce dal lavoro a 62 anni è pari a 4,657%, mentre per chi esce a 67 anni, è pari a 5,604%. Ma le uscite a 62 anni previste da quota 100 sono penalizzanti come assegni rispetto a quelle a 67 anni? (Ultim'ora News)

Non si porrà solo una questione di finanza pubblica, ma di un crescente squilibrio nel mercato del lavoro Quanti a 41 anni non si considera che molto difficilmente i lavoratori di domani avranno l’occasione di lavorare così a lungo. (Il Sussidiario.net)

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