Eurovision: standing ovation per la band ucraina Kalush Orchestra, che vola in finale

Sky Tg24 CULTURA E SPETTACOLO

“Siamo qui per dimostrare che la cultura e la musica ucraina esistono” vedi anche Eurovision 2022, per l'Ucraina in gara Kalush con il brano Stefania La Kalush Orchestra porta così l’Ucraina tra i primi dieci Paesi finalisti dell’Eurovision.

“Capiamo che dobbiamo essere totalmente concentrati, perché siamo qui per dimostrare che la cultura ucraina e la musica ucraina esistono.

I primi Paesi finalisti leggi anche Eurovision 2022, l'omaggio a Raffaella Carrà

La Kalush Orchestra e l’Eurovision vedi anche Eurovision Song Contest 2022, le pagelle della prima semifinale Tre i membri fondatori della band, nata nel 2019. (Sky Tg24 )

Ne parlano anche altri giornali

La ballad struggente di Marius Bear (Svizzera), musicista di strada, e quella di Maro (Portogallo). Insieme ai finalisti di domani sera, si aggiungeranno ai Big 5, i Paesi fondatori di ESC che accedono di diritto all'ultima sera. (leggo.it)

“Uno di noi sta combattendo a Kiev a difesa della città” – hanno dichiarato i Kalush Orchestra a La Stampa. Prima però potrebbero portare a casa la vittoria, essendo oggi, tra i favoriti (Ultime Notizie Flash)

Durante l’esibizione si erano già presi la standing ovation del pubblico del palazzetto dove spuntavano bandiere ucraine. Ma anche questo è l’Eurovision Song Contest, ogni paese porta la sua tradizione, il suo folclore e i suoi suoni rimasti anche antiquati. (ilGiornale.it)

Sabato 14 maggio ci sarà la finale e rimangono solo 10 posti a disposizione Sono in molti a parlare della guerra in Ucraina fuori dal palco dell’Eurovision. (Open)

Anche il pubblico ha commentato da casa, mostrando di aver apprezzato la canzone ironizzando, però, un po’ sul look. a cura di Eleonora Giovinazzo (Repubblica TV)

Proprio gli ucraini Kalush Orchestra si sono presentati sul palco del PalaOlimpico di Torino con un abbigliamento altamente simbolico "Troveremo la strada di casa, anche se sono tutte distrutte" è stata la loro frase finale sul palco del PalaOlimpico. (IL GIORNO)

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