Stato-mafia: la trattativa ci fu, ma così la sentenza spiega perché non c'è stato reato

Stato-mafia: la trattativa ci fu, ma così la sentenza spiega perché non c'è stato reato
La Sicilia INTERNO

Adesso è scritto nero su bianco, nelle 2.971 pagine delle motivazioni dei giudici della Corte d’assise d’appello di Palermo depositate ieri in cancelleria.

I giudici ricordano anche le "doglianze che Borsellino aveva personalmente raccolto nei suoi contatti con i carabinieri del Ros»

Paolo Borsellino si era opposto alla richiesta di archiviazione avanzata direttamente dalla Procura.

Secondo l’accusa sarebbe stata la trattativa tra Stato e mafia ad accelerare la morte di Paolo Borsellino, mentre adesso i giudici dicono che non è così. (La Sicilia)

Su altre fonti

e della sollecitazione rivolta attraverso Ciancimino soltanto dopo che la strage di via D’Amelio era stata commessa», spiega Le motivazioni riportano poi che la strage di Via D’Amelio era decisa e la sua esecuzione non fu accelerata dalla cosiddetta trattativa. (La Sicilia)

– La Corte d’assise d’appello di Palermo ha depositato le motivazioni della sentenza con la quale il 23 settembre scorso ha definito il processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia. “V’erano dunque indicibili ragioni di ‘interesse nazionale’ a non sconvolgere gli equilibri di potere interni a Cosa nostra che sancivano l’egemonia di Provenzano e della sua strategia dell’invisibilità o della sommersione – spiegano – almeno fino a che fosse stata questa la linea imposta a tutta l’organizzazione. (lasiciliaweb | Notizie di Sicilia)

Facendo leva su tensioni e contrasti, si cercava insomma di dialogare con Bernardo Provenzano per colpire meglio l’ala stragista di Totò Riina. Il corpo politico che avrebbe dovuto essere costretto ad adottare provvedimenti a favore della mafia era il governo di Silvio Berlusconi. (Avvenire)

Trattativa, la strage di via D’Amelio decisa da Riina perché Paolo Borsellino era “interessato al dossier mafia appalti”

Secondo i giudici le finalità dell'azione intrapresa da Mori e i suoi dunque sarebbero incompatibili con la tesi dell’accusa che sosteneva che con il loro comportamento i carabinieri avessero rafforzato i propositi minacciosi del boss Totò Riina La sentenza, depositata dopo diverse richiesta di proroga dei termini, è di 2971 pagine. (Corriere del Mezzogiorno)

I giudici – accogliendo anche le risultanze dei processi con sentenza definitiva – ritengono che siano provati i contatti tra Vittorio Mangano e Dell’Utri. Per i giudici quindi anche il fatto che lo stesso Brusca non sapesse se il messaggio era stato recapitato è uno degli elementi della mancanza della prova dell'”ultimo miglio” (Il Fatto Quotidiano)

“Sono stati acquisiti – scrivono i giudici a supporto dell’ipotesi – elementi che comprovano l’intendimento del dottor Borsellino di studiare il fascicolo relativo rapporto “mafia appalti” nel periodo compreso tra strage di Capaci e la strage via D’Amelio“. (Il Fatto Quotidiano)

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