Una vita come tante

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Vanity Fair Italia INTERNO

Ha scritto su Facebook che ha visto «uno con una spranga/stampella. che la dava addosso ferocemente a quel mendicante/ambulante

Francesca lavora in un negozio del corso dove è morto Alika Ogorchukwu.

Sua. madre le ha detto: «Lui non lo sapeva ma lo sentiva, per questo veniva da te.

Ha scoperto solo il giorno dell’aggressione che erano nati lo stesso giorno, lo stesso mese, lo stesso anno.

Alika vendeva fazzoletti e. (Vanity Fair Italia)

Se ne è parlato anche su altri media

La violenza che ha caratterizzato questo avvenimento e il fatto che molti siano rimasti a guardare senza intervenire pone molti interrogativi. Ci chiediamo: che cosa è questa indifferenza, perché è così subdola e dilagante, da dove trae origine e che cosa ci viene chiesto di compiere per non esserne travolti? (BergamoNews.it)

Prima della tragedia, la vita insieme di Alika e Charity era cominciata a Prato. I due poi avevano girato diversi paesi fino a che non si erano stabiliti a San Severino Marche (LA NAZIONE)

L'ossessione di Ferlazzo per la difesa personale: "Chi ti passa vicino può sempre farti del male, dobbiamo essere pronti a tutto." di Dario del Porto. Il racconto a "Repubblica" di un volontario del centro di ascolto. (La Repubblica)

Akila è il nostro George Floyd. L'omicidio di Civitanova Marche

La studentessa denunciò l’episodio ai carabinieri di Portici e l’operaio un anno fa è stato rinviato a giudizio con l’accusa di violenza sessuale Ma una testimonianza piuttosto importante sul pregresso di Ferlazzo, oggi dietro le sbarre per la brutale uccisione di Alika. (ilGiornale.it)

IL CORTEO - Un corteo, per il quale è prevista la partecipazione di oltre 500 persone di origine nigeriana, è in programma per sabato prossimo a Civitanova Marche. Violenze, furti e scatti. Alika ucciso a Civitanova, Ferlazzo resta in carcere: «Chiedo scusa, nessuna motivazione razziale». (ilmattino.it)

Alika lo conoscevano in tanti, una persona tranquilla, è stato picchiato a morte, nel primo pomeriggio nella strada centrale di Civitanova da Filippo Ferlazzo, un operaio di 32 anni. Dalla prospettiva eurocentrica del nostro sguardo ci diciamo che è ingiusto morire per fame, che è ingiusto morire per carenza di cure e che è ingiusto e inaccettabile morire di guerra: il peggiore degli strumenti umani di violenza. (Vogue Italia)

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